Filippo e l’impresa dal cuore dolce che nutre potenzialità
La rubrica Giovani Speranze si arricchisce con la storia di Filippo Mazzocchi, presidente di Sociok, una Srl a vocazione sociale sviluppata dall’esperienza della Cooperativa sociale 180 impegnata nella produzione di cioccolato e nell’inclusione lavorativa di giovani con disabilità.
La pralina al caramello. Tra tutti i cioccolatini, il gusto della pralina al caramello mi conquista. Sai perché? Per il contrasto. Quel mix di dolce e salato che la rende perfetta. Lo stesso mix forte e avvolgente che ho trovato anche nella mia vita…
Arrivo da una famiglia proprietaria di un’azienda agricola. Sono cresciuto innamorandomi della campagna. Per questo per me è stato facile scegliere cosa studiare: Scienze tecnologie agrarie. Ma la verità è che non sempre quel che ami corrisponde a quel che studi, solo che non puoi prevederlo, lo scopri. E io quando l’ho capito sono scappato!
Dentro all’università non usciva la mia creatività. Mi sentivo chiuso all’interno di un percorso già definito, senza alcuna possibilità di spaziare. Faticavo a rimanere concentrato sui libri e mi saliva l’ansia. Un po’ frustrante se l’obiettivo è portare a casa esami, no? Il fatto è che a me non importava collezionare punteggi. Io volevo vivere esperienze!
Sai perché la gente fatica a mollare? Per paura! Del futuro, del fallimento, dell’idea degli altri. Io ho scelto di non spaventarmi, mi sono radicato al mio presente per continuare. Avevo la mia famiglia e i ragazzi che allenavo a pallone. Chi l’avrebbe detto che proprio a bordo di un campo da calcio sarebbe nata la mia occasione!
Pensare che io di cioccolato non ne sapevo nulla, non ne ero ghiotto e non mi ero mai interrogato sulle possibilità di lavoro per chi “diverso”. Ma quando Paolo mi ha parlato di una cooperativa di produzione artigianale di cioccolato con ragazzi autistici, qualcosa in me ha iniziato a scalpitare. C’era tutto da fare… e tutto da imparare!
La verità è che all’inizio l’inserimento lavorativo mi sembrava una difficoltà. Arrivo da un mondo che mastica un linguaggio fatto di limiti e vantaggi. Ma forse il vero limite è non riuscire a guardare con occhi diversi, quello sguardo che invece ci ha salvati. Perché cosa fai quando a Codogno, un mese esatto dopo l’apertura del primo negozio, con affitti e stipendi da pagare, scoppia la pandemia e si chiudono tutte le attività commerciali?
Ti inventi qualcosa con fantasia, creatività e confronto. Il cioccolato è un mondo romantico ma nel mercato non è una novità. Cosa fai per esserci? Come il capitano di una squadra ho iniziato a correre: la palla tra i piedi e un goal da segnare. Perché in quella vittoria per me c’era tutto. Un’impresa dal cuore dolce che nutre le potenzialità.
Ci vuole coraggio, fiducia, determinazione. Non ho mai pensato di vendere cioccolato ma di creare relazioni. Perché il cioccolato è un’esperienza di gusto e di vita. E così da un laboratorio che produceva una barretta siamo diventati Sociok, una Srl a vocazione sociale con 2 negozi, una produzione continuativa, 8 dipendenti e una rete distributiva allargata che insieme a noi trasmette felicità.
L’ho capito a distanza di anni perché l’Università mi stava stretta. Avevo bisogno di reinventarmi ogni giorno, di tessere relazioni, di sognare idee da convertire in progetti insieme a un team. Volevo svegliarmi senza limiti o barriere ed oggi, oggi che faccio l’imprenditore non per portarmi a casa 10mila euro al mese ma per creare valore, sono felice. Sono realizzato!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica Giovani Speranze a partire da Chiara!
Sogni grandi, cambiamenti importanti. La storia di Andrea
La rubrica Persone che fanno la differenza, si arricchisce con la storia di Andrea Boccanera fondatore e presidente di Onlus Gulliver, un’organizzazione non profit operante a Pesaro per creare una comunità dove è bello vivere!
Tu sei matto!
Andrea se lo sente ripetere da quando è ragazzo. Eppure oggi a lui non pesa. Ha compreso che per la gente sei “diverso” quando sei un sognatore testardo. Loro hanno paura di rischiare. Lui invece crede. Crede nella possibilità di fare e di riuscire!
Andrea è un bambino e cresce tra sport e amicizie. Vive in una famiglia semplice che dà valore alla cura per gli altri e lo educa alla responsabilità. Andrea guarda tutto, ascolta anche di più. E sente che la vita vale più di un cartellino timbrato.
Percepisce la fatica e l’ansia di sua madre a cui la fabbrica toglie anche il diritto di andare al bagno. C’è fretta di produrre-avere-accumulare e la macchina non si può fermare. Ha solo 14 anni e della vita non capisce niente. O forse ha già capito tutto: in un sistema che punta tutto al “produci e consuma” lui non ci sta.
Vuole cambiare il mondo. Come ancora non sa. Si avvicina alla politica, fa amicizia con un senatore, diventa segretario della sezione di un partito. Andrea pensa di avere trovato la sua via ma è un’illusione. Lui balbetta e per questo mestiere è un limite. Quando gli dicono “non provarci più” sta male. Poi però capisce.
Non è il personalismo a dare forza all’azione ma l’idea a cui tendi. Allora non ha importanza stare al microfono, in prima fila o portare la borsa: quando abbracci un pensiero lo porti avanti. Perché fare dona più ricchezza delle cose!
Andrea si immerge nel volontariato. I suoi amici non lo capiscono “passi tutto il tempo là” gli dicono. Certo, perché in quel “là” Andrea si sente vivo. Ha 20 anni e l’incoscienza di chi crede che con la buona volontà tutto migliora…come in Jugoslavia dove c’è la guerra e quei campi profughi che lo aspettano.
Ci sono donne e bambini. Gli uomini li hanno già uccisi. Andrea vede l’assurdità di soldati che ricevono benedizioni ma poi sparano a morte lasciando il silenzio della sofferenza dietro di loro. Non c’è Dio. Non c’è umanità. Andrea pensa a casa, ai suoi amici intenti a parlare di calcio e belle ragazze. Gli ribolle un fastidio dentro che esplode in una domanda: dov’è la vita vera? Dove è la vita che vede spendersi dai volontari in quel luogo di dolore?
Diventa operatore tecnico del 118. Un adulto con dei figli che vuole far crescere nella bellezza. Ma bellezza è un parole per edifici decadenti e il cemento che li circonda. Allora parla con altri genitori, attiva raccolte fondi e si crea un gruppo di persone intente a pitturare pareti, coltivare piante, rendere la scuola e l’ambiente circostante un luogo accogliente.
L’associazione Gulliver nasce da un bisogno di pochi e diventa presto la risposta per molti: corsi nelle scuole, inclusione migranti, recupero vecchi oggetti, lavoro per chi in difficoltà e mantenimento aree giochi. Andrea gioca tutto sè stesso per la comunità e la gratuità. Supera la diffidenza dalla gente eppure sente che ancora manca qualcosa.
E lo capisce solo quando incontra due uomini che portano lo stesso nome e che spostano l’attenzione della ragione al sentimento. Il mondo che vuole non è più un sogno piccolo. Può diventare un sogno grande per fare bene a qualcun altro! Andrea non si sente più solo.
Oggi quando gli danno del “matto” Andrea sorride. Ha imparato a credere ai sogni e a costruire senza paura. Gulliver sfama 430 famiglie ed è un riferimento per 650 nuclei che non devono preoccuparsi di comprare vestiti. Un riferimento dentro e fuori Pesaro, un’associazione fatta di 250 persone, 50 collaboratori e 300 tirocini attivati all’anno.
“Sono una persona normale con le rate da pagare! Per cambiare il mondo non ci sono super poteri. Solo l’impegno di chi ricerca un senso!”
Lui è Andrea Boccanera, un uomo che fa differenza
Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la Rubrica con la storia di Maria Teresa.
MagazziniOz, il luogo che allontana il pregiudizio e avvicina le persone.
Ristorante, bar, emporio. I MagazziniOz sono una realtà nata nel cuore di Torino sette anni fa, per formare e favorire l’integrazione di persone con disabilità e svantaggio sociale. Bellezza, cura e qualità nutrono i sensi e promuovono una cultura rinnovata, quella che dimostra come si può fare bene impresa, facendo bene alle persone.
La storia di MagazziniOz
La storia di MagazziniOz nasce dall’esperienza maturata all’interno di CasaOz, una Onlus nata oltre 15 anni fa, per accompagnare le famiglie che incontravano la malattia di un figlio. L’associazione è divenuta un punto di riferimento per vivere e svolgere quelle azioni quotidiane che la malattia spesso interrompe: mangiare, studiare, giocare. Ma cosa accade quando dall’infanzia i bambini si avvicinano alla maggiore età? “L’idea di ricercare un lavoro diventa un problema per la persona con disabilità e per tutta la sua famiglia” racconta Luca Marin presidente della cooperativa Magazzini. “Con questo progetto volevamo dimostrare che si può avere un’anima sociale forte facendo impresa. Non abbiamo mai pensato a MagazziniOz come ad un parcheggio, ma come un luogo in cui esistere, metterci del proprio, fare squadra. Un posto che crea identità”. E così è stato.
Gli elementi distintivi di MagazziniOz
Dal 2014 ad oggi, i MagazziniOz si trasformano senza mai perdere di vista il proprio obiettivo: fare integrazione perseguendo l’eccellenza. “Abbiamo dovuto lottare contro il pregiudizio di chi crede solo nella bontà dell’ideale. Noi volevamo essere scelti per ciò che si vive e respira all’interno di Magazzini”. Comprare un oggetto, prenotare una cena, riservare lo spazio per un evento è una decisione che il cliente effettua per la qualità del servizio proposto. Per questo MagazziniOz promuove la bellezza che coccola; la qualità che si prende cura dei dettagli e la solidità economica senza la quale di tutto il progetto rimarrebbero solo belle parole.


I protagonisti di MagazziniOz
Sono 20 le persone che lavorano all’interno di MagazziniOz di cui il 35% con riconosciuto svantaggio sociale. “All’intero del vasto mondo della disabilità, abbiamo iniziato a lavorare con coloro che hanno una disabilità invalidante ma non così grave da impedir di lavorare. Invalidità mentale o fisica. Ma lavoriamo anche con i migranti, abbiamo stretto una collaborazione con UNHCR e da poco anche con donne vittime di violenza” racconta Luca. Il tirocinio permette alle persone di riconoscere attitudini e propensioni. I Magazzini sono diventati un punto formativo che abilita conoscenze e competenze, aiutando i ragazzi a comprendere quale strada professionale è più adatta a loro. Lavorare, sentirsi parte di un luogo e sapere che in esso si è utili, consente alle persone di uscire dalle zone d’ombra e di emanciparsi. “C’è gratitudine per il lavoro. Chi è entrato a vivere qui un’esperienza professionale lo ha fatto svolgendo al meglio il proprio compito, senza secondi fini, senza farsi influenzare da elementi esterni e dando priorità al proprio impegno. Da imprenditore, in questi anni mi sono accorto che su queste persone ci puoi contare” ammette Luca che prima di diventare presidente aveva un’impresa propria.

Il servizio offerto
MagazziniOz opera attraverso due anime: una commerciale e l’altra sociale. Il ristorante, la caffetteria e l’emporio che vende prodotti di alta qualità sia in store che online, permettono di creare un dialogo con la cittadinanza. Grazie all’esperienza maturata, nel 2021 MagazziniOz ha scelto di dedicarsi anche alla formazione per le aziende perché la disabilità fa paura fino a quando non la si conosce. Così MagazziniOz è divenuta un’impresa di transizione, luogo di crescita e formazione sia per giovani e adulti che si affacciano al mondo del lavoro che per le aziende. Un luogo che abilita competenze lavorative da un lato e dall’altro consente alle organizzazioni di scoprire il valore della differenza…
Per cambiare la cultura ci vuole tempo. Ma quando si fa impresa bene prendendosi cura delle persone i risultati incoraggiano a proseguire.
Ti è piaciuto questo racconto? Puoi continuare a leggere storie di realtà non profit accompagnate da Fondazione Cattolica con la cooperativa L'Ovile.


