agenda 2030 sviluppo sostenibile

Agenda 2030? Di cosa parliamo quando diciamo "Sviluppo sostenibile"?

The Good Business Academy al Festival dello sviluppo sostenibile 2022 con un webinar dedicato all’Agenda 2030

Mercoledì 19 ottobre 

dalle ore 15.30 alle 17.00

Il CUEIM, assieme a InVento lab e Nativa partner della The Good Business Academy, parteciperanno al Festival dello Sviluppo Sostenibile 2022 di Asvis, con un webinar organizzato nell’ambito del ricco calendario di appuntamenti incentrati sui temi dell’Agenda 2030. 

L' incontro del 19 ottobre sarà dedicato all’analisi dell’attuale contesto economico, sociale ed ambientale e all’impatto sull’evoluzione dei modelli d’impresa. Inoltre verrà introdotto anche il programma dell’academy rivolto ai manager e agli imprenditori che intendono intraprendere un percorso di evoluzione personale e aziendale per generare valore economico, sociale ed ambientale e massimizzare l’impatto positivo dell’impresa sulle persone e sul pianeta. 

Al webinar interverranno

@Gaetano Zarlenga (CUEIM), Saluti istituzionali

 @Paolo Braguzzi (B Lab Europe), L’evoluzione del contesto economico, sociale ed ambientale nei sistemi ad economia di mercato

 @Federico Brunetti (Università di Verona), Il divenire dei modelli d’impresa e l’orientamento agli SDG’s

@Claudio Baccarani (Università di Verona), Il Manifesto dell’impresa for Good

 @Claudio Avella (InVento Lab), Il programma della The Good Business Academy

Per partecipare

Accedere al seguente link 

Per saperne di più di The Good Business Academy leggi l'articolo!


Filippo e l’impresa dal cuore dolce che nutre potenzialità

Filippo e l’impresa dal cuore dolce che nutre potenzialità

La rubrica Giovani Speranze si arricchisce con la storia di Filippo Mazzocchi, presidente di Sociok, una Srl a vocazione sociale sviluppata dall’esperienza della Cooperativa sociale 180 impegnata nella produzione di cioccolato e nell’inclusione lavorativa di giovani con disabilità.

La pralina al caramello. Tra tutti i cioccolatini, il gusto della pralina al caramello mi conquista. Sai perché? Per il contrasto. Quel mix di dolce e salato che la rende perfetta. Lo stesso mix forte e avvolgente che ho trovato anche nella mia vita…

Arrivo da una famiglia proprietaria di un’azienda agricola. Sono cresciuto innamorandomi della campagna. Per questo per me è stato facile scegliere cosa studiare: Scienze tecnologie agrarie. Ma la verità è che non sempre quel che ami corrisponde a quel che studi, solo che non puoi prevederlo, lo scopri. E io quando l’ho capito sono scappato!

Dentro all’università non usciva la mia creatività. Mi sentivo chiuso all’interno di un percorso già definito, senza alcuna possibilità di spaziare. Faticavo a rimanere concentrato sui libri e mi saliva l’ansia. Un po’ frustrante se l’obiettivo è portare a casa esami, no? Il fatto è che a me non importava collezionare punteggi. Io volevo vivere esperienze!

Sai perché la gente fatica a mollare? Per paura! Del futuro, del fallimento, dell’idea degli altri. Io ho scelto di non spaventarmi, mi sono radicato al mio presente per continuare. Avevo la mia famiglia e i ragazzi che allenavo a pallone. Chi l’avrebbe detto che proprio a bordo di un campo da calcio sarebbe nata la mia occasione!

Pensare che io di cioccolato non ne sapevo nulla, non ne ero ghiotto e non mi ero mai interrogato sulle possibilità di lavoro per chi “diverso”. Ma quando Paolo mi ha parlato di una cooperativa di produzione artigianale di cioccolato con ragazzi autistici, qualcosa in me ha iniziato a scalpitare. C’era tutto da fare… e tutto da imparare!

La verità è che all’inizio l’inserimento lavorativo mi sembrava una difficoltà. Arrivo da un mondo che mastica un linguaggio fatto di limiti e vantaggi. Ma forse il vero limite è non riuscire a guardare con occhi diversi, quello sguardo che invece ci ha salvati. Perché cosa fai quando a Codogno, un mese esatto dopo l’apertura del primo negozio, con affitti e stipendi da pagare, scoppia la pandemia e si chiudono tutte le attività commerciali?

Ti inventi qualcosa con fantasia, creatività e confronto. Il cioccolato è un mondo romantico ma nel mercato non è una novità. Cosa fai per esserci? Come il capitano di una squadra ho iniziato a correre: la palla tra i piedi e un goal da segnare. Perché in quella vittoria per me c’era tutto. Un’impresa dal cuore dolce che nutre le potenzialità.

Ci vuole coraggio, fiducia, determinazione. Non ho mai pensato di vendere cioccolato ma di creare relazioni. Perché il cioccolato è un’esperienza di gusto e di vita. E così da un laboratorio che produceva una barretta siamo diventati Sociok, una Srl a vocazione sociale con 2 negozi, una produzione continuativa, 8 dipendenti e una rete distributiva allargata che insieme a noi trasmette felicità.

L’ho capito a distanza di anni perché l’Università mi stava stretta. Avevo bisogno di reinventarmi ogni giorno, di tessere relazioni, di sognare idee da convertire in progetti insieme a un team. Volevo svegliarmi senza limiti o barriere ed oggi, oggi che faccio l’imprenditore non per portarmi a casa 10mila euro al mese ma per creare valore, sono felice. Sono realizzato!

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica Giovani Speranze a partire da Chiara!


Sogni grandi, cambiamenti importanti. La storia di Andrea

Sogni grandi, cambiamenti importanti. La storia di Andrea

La rubrica Persone che fanno la differenza, si arricchisce con la storia di Andrea Boccanera fondatore e presidente di Onlus Gulliver, un’organizzazione non profit operante a Pesaro per creare una comunità dove è bello vivere!

Tu sei matto!

Andrea se lo sente ripetere da quando è ragazzo. Eppure oggi a lui non pesa. Ha compreso che per la gente sei “diverso” quando sei un sognatore testardo. Loro hanno paura di rischiare. Lui invece crede. Crede nella possibilità di fare e di riuscire!

Andrea è un bambino e cresce tra sport e amicizie. Vive in una famiglia semplice che dà valore alla cura per gli altri e lo educa alla responsabilità. Andrea guarda tutto, ascolta anche di più. E sente che la vita vale più di un cartellino timbrato.

Percepisce la fatica e l’ansia di sua madre a cui la fabbrica toglie anche il diritto di andare al bagno. C’è fretta di produrre-avere-accumulare e la macchina non si può fermare. Ha solo 14 anni e della vita non capisce niente. O forse ha già capito tutto: in un sistema che punta tutto al “produci e consuma” lui non ci sta.

Vuole cambiare il mondo. Come ancora non sa. Si avvicina alla politica, fa amicizia con un senatore, diventa segretario della sezione di un partito. Andrea pensa di avere trovato la sua via ma è un’illusione. Lui balbetta e per questo mestiere è un limite. Quando gli dicono “non provarci più” sta male. Poi però capisce.

Non è il personalismo a dare forza all’azione ma l’idea a cui tendi. Allora non ha importanza stare al microfono, in prima fila o portare la borsa: quando abbracci un pensiero lo porti avanti. Perché fare dona più ricchezza delle cose!

Andrea si immerge nel volontariato. I suoi amici non lo capiscono “passi tutto il tempo là” gli dicono. Certo, perché in quel “là” Andrea si sente vivo. Ha 20 anni e l’incoscienza di chi crede che con la buona volontà tutto migliora…come in Jugoslavia dove c’è la guerra e quei campi profughi che lo aspettano.

Ci sono donne e bambini. Gli uomini li hanno già uccisi. Andrea vede l’assurdità di soldati che ricevono  benedizioni ma poi sparano a morte lasciando il silenzio della sofferenza dietro di loro. Non c’è Dio. Non c’è umanità. Andrea pensa a casa, ai suoi amici intenti a parlare di calcio e belle ragazze. Gli ribolle un fastidio dentro che esplode in una domanda: dov’è la vita vera? Dove è la vita che vede spendersi dai volontari in quel luogo di dolore?

Diventa operatore tecnico del 118. Un adulto con dei figli che vuole far crescere nella bellezza. Ma bellezza è un parole per edifici decadenti e il cemento che li circonda. Allora parla con altri genitori, attiva raccolte fondi e si crea un gruppo di persone intente a pitturare pareti, coltivare piante, rendere la scuola e l’ambiente circostante un luogo accogliente.

L’associazione Gulliver nasce da un bisogno di pochi e diventa presto la risposta per molti: corsi nelle scuole, inclusione migranti, recupero vecchi oggetti, lavoro per chi in difficoltà e mantenimento aree giochi. Andrea gioca tutto sè stesso per la comunità e la gratuità. Supera la diffidenza dalla gente eppure sente che ancora manca qualcosa.

E lo capisce solo quando incontra due uomini che portano lo stesso nome e che spostano l’attenzione della ragione al sentimento. Il mondo che vuole non è più un sogno piccolo. Può diventare un sogno grande per fare bene a qualcun altro! Andrea non si sente più solo.

Oggi quando gli danno del “matto” Andrea sorride. Ha imparato a credere ai sogni e a costruire senza paura. Gulliver sfama 430 famiglie ed è un riferimento per 650 nuclei che non devono preoccuparsi di comprare vestiti. Un riferimento dentro e fuori Pesaro, un’associazione fatta di 250 persone, 50 collaboratori e 300 tirocini attivati all’anno.

“Sono una persona normale con le rate da pagare! Per cambiare il mondo non ci sono super poteri. Solo l’impegno di chi ricerca un senso!”

Lui è Andrea Boccanera, un uomo che fa differenza

Ti è piaciuta questa storia? Puoi continuare a leggere la Rubrica con la storia di Maria Teresa.


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