Chiara e quella canzone che diceva la verità
La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Chiara Bianchi project manager e impiegata nella comunicazione di Cometa, realtà di Como che accoglie più di 1300 tra bambini, ragazzi e adulti e favorisce la formazione per contrastare la dispersione scolastica e accompagna i ragazzi ad entrare nel mondo del lavoro offrendo opportunità concrete.
È andata così: mi hanno affidato un nome comune. Uno di quelli che leggi nei problemi di matematica alle elementari. Se da un lato tutti se lo ricordano, dall’altro tutti rischiano di dimenticarselo. E io ho sempre avuto una gran paura di finire tra i “dimenticati”.
Così ho iniziato ad entrare nel mondo degli altri attraverso l’arte. Raffigurare era per me un modo per conoscere l’altro conoscendo me stessa. Un tratto dopo l’altro e la tela bianca diventava la persona che avevo davanti. Ma poi me ne sono accorta.
C’era un’ombra costante. Io cercavo nel dolore dell’altro di riconoscere il mio. I miei quadri diventavano specchi in cui cercavo un mio riflesso. È il dolore che ci cambierà cantava Lucio Dalla. E io non sapevo che poteva esserci un’altra via.
La sofferenza la porto sotto la pelle, stampata nel mio DNA. È il corredo genetico che ho eredito dalla storia di mio padre, abbandonato, adottato, riconsegnato. Un bambino lasciato solo al suo destino. E forse per questo avevo deciso di non far accedere nessuno dentro di me.
Mi sono detta Studia filosofia, con le domande giuste troverai un modo nuovo per guardarti! E sai come è finita? Tante domande nessuna risposta. Poi un giorno ho incontrato un ragazzo che stava costruendo orfanotrofi ad Aleppo e dentro di me si è aperta una voragine…
Sai quelle emozioni che fanno male perché ti stanno portando a volerti più bene? Ecco io non ero pronta. Ho ricacciato dentro tutto. Ho viaggiato e lavorato ma quella sensazione non mi si toglieva di dosso. Allora gli ho scritto “Come faccio a fare il lavoro che fai tu?”. Il tempo di dirmelo ed ero iscritta al Master Relazioni d’aiuto in contesti di sviluppo e cooperazione nazionale e internazionale.
Alla fine non sono volata dall’altra parte del globo. Sono solo migrata di qualche chilometro ma a vedere come funzionano le cose qui in Cometa sembra di stare in un altro mondo! Immagina una casa grande e bella. E curata. E ordinata. E pulita. Immagina un posto che accoglie tutti dai piccoli senza genitori ai ragazzi che lottano contro il mondo. Un posto che con la mia famiglia aveva una storia in comune...
Qui non vince il dolore ma la rinascita. Adozione, affido, educazione sono una vittoria e non una sconfitta: e questo mi ha dato speranza. La Bellezza che pervade tutto e circonda i giardini, le stanze delle case, della scuola, delle botteghe artigianali fa comprendere un messaggio universale: questa meraviglia è anche per te perché chiunque tu sia sei prezioso e vali.
Quanto ci ho impiegato per capirlo? Beh un po’. Perché è facile vedere il Bello ma sentire di meritarsi questa Bellezza è un’altra storia. E sai quando me ne sono accorta? Ero alla fine di una giornata tostissima, una di quelle che corri e corri. Sono entrata in panetteria e uno dei ragazzi disabili mi ha sorriso e mi ha detto “Ciao, Chiara!”. Tra tanti volti lui mi aveva riconosciuta.
Ci ho messo anni per capirlo ma finalmente so come mai Lucio termina la canzone cantando è l’amore che ci salverà!
Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggere la rubrica #Giovanisperanze partendo da Claudio!
In-Presa: un altro modo di fare scuola!
Orientamento scolastico, educazione, formazione e inserimento lavorativo. La cooperativa sociale In-Presa lavora con i ragazzi a rischio dispersione scolastica affinchè, attraverso il lavoro e lo studio, possano scoprire quale ruolo giocare nell’incredibile partita che si chiama vita!
Cosa puoi fare se vuoi evitare che i giovani prendano strade pericolose per il loro futuro? L’assistente sociale Emilia Vergani lo aveva intuito: i ragazzi che hanno alle spalle una vita carica di fatiche rischiano di cadere in scorciatoie che a lungo termine non li portano lontani. Per questo nel 1994 iniziò un percorso di affiancamento scolastico e di affido diurno per far vivere un’esperienza familiare e scolastica di altra natura. In lei si instillò il desiderio di dare un futuro anche agli adolescenti che dopo la scuola media volevano iniziare a lavorare e così creò una piccola rete di artigiani e imprenditori per favorire un percorso di crescita professionale.
“In-Presa nasce da Emilia quando decise di dare avvio ad una realtà dove i ragazzi potevano frequentare corsi tecnici, vivere insieme e fare esperienze lavorative. Ci ha lasciati quando 97 giovani frequentavano questi spazi. Ma il suo desiderio non ci ha mai abbandonato e oggi accompagniamo 430 ragazzi nella loro crescita” racconta Ian Farina fundraiser dell’ente.
In-Presa, una cooperativa sociale
“Nell’immaginario comune esistono ancora le scuole di serie A e di serie B. Ma siamo sicuri sia davvero così? La nostra esperienza ci spinge a guardare i ragazzi per le capacità e i talenti che possiedono” testimonia Ian. Allora non sei bravo se stai diligentemente seduto dietro un banco. Ma sei competente quando crei un piatto buono, gustoso e bello. Quando risolvi problemi meccanici e il tuo intervento diventa utile per l’altro. Quando esci dalla scuola e apri una tua attività.
La cooperativa sociale lavora in ambito educativo, scolastico e lavorativo per affiancare ragazzi dai 13 ai 19 anni a riconoscersi e a realizzare sé stessi. Opera in collaborazione con 20 comuni limitrofi a Carate Brianza e offre percorsi specifici in base alle necessità del ragazzo. Insieme ai 74 dipendenti, 100 volontari accompagnano i ragazzi nello studio e oltre 300 imprese del territorio sono in rete con la scuola per avviare percorsi di apprendimento lavorativo.


I protagonisti di In-Presa
Ci sono ragazzi di terza media che non riescono a concludere il percorso. Adolescenti che iniziata una scuola faticano a portare avanti l’impegno. Ci sono ragazzi che non riescono a dire “ho bisogno d’aiuto” ed esprimono la loro frustrazione con rabbia, scoraggiamento, assenteismo finendo per credere davvero al quel “non ce la faccio” che ripetono sempre.
“A differenza di una scuola tradizionale a noi di quel ragazzo interessa tutto e vogliamo accogliere tutto di lui perché il nostro obiettivo è aiutarlo a guardarsi da un’altra prospettiva” racconta Ian. Sono adolescenti inviati dai servizi sociali, dalla rete di scuole superiori o dalle stesse famiglie che cercano un’attenzione in più! Per questo le classi ospitano 15 studenti e garantiscono un percorso formativo più mirato che alterna 500 ore scolastiche a 400 ore in azienda. “Negli anni grazie anche ai feedback degli studenti abbiamo rinnovato i percorsi e dalle ultime indagini svolte possiamo dire che più del 70% dei ragazzi che prende la qualifica trova occupazione entro 6 mesi”.


La proposta scolastica
Le proposte formative-didattiche abbracciano diverse aree professionali e consentono di vivere esperienze dirette a contatto con il mondo del lavoro.
In-Presa offre:
- formazione professionale duale rivolta al settore alberghiero, elettronico e meccanico della durata di tre anni. Il percorso è frequentato anche da grandi aziende che mettono a disposizione ore di formazione in laboratori didattici che aggiungono qualità, contemporaneità e qualifica al mestiere;
- percorsi di alternanza impresa-scuola per i ragazzi che si apprestano a concludere il titolo scuola media;
- la Casa dei Mestieri un’opportunità di apprendimento e sperimentazione in cui i ragazzi che hanno abbandonato la scuola possono sperimentarsi in laboratori orientativi professionali che vanno dal tessile all’agricolo.
La sostenibilità di In-Presa
Come si realizza una scuola così? Attraverso la compartecipazione di fondi derivanti dalla Regione, dei servizi sociali, dalla raccolta fondi, dalle rette scolastiche e dai laboratori didattici (come il bar caffetteria) aperti al pubblico che oltre a far apprendere un mestiere garantiscono sostegno all’attività. “In-Presa non è solo scuola. È un percorso educativo interessato alla trasformazione personale del ragazzo. I risultati? Li vedi con il tempo! La rabbia diventa affetto. Quando scoprono di essere capaci aumenta la fiducia che hanno in sé, scoprono il piacere della gratitudine e trovano il loro posto nel mondo!”
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