Ellena Bontorin giovanisperanze

Ellena, 27 anni e la vocazione che sconfigge l’indifferenza.

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Ellena Bontorin, 27enne vicentina che crede nell’impegno sociale e civile delle giovani generazioni!

Ero una bambina timida con un nome raro. Ellena deriva dal greco: protettrice dell’uomo, luce splendente. Capirai bene che rimanere nel comfort dell’anonimato per me era impossibile. Così ho imparato a tirare fuori la grinta.

Dico sempre “Contano più i fatti delle parole” se vuoi qualcosa non puoi aspettare che accada… devi agire! Dopo 5 anni di scuola potevo già lavorare. Però ho scoperto che mi annoiavo a stare in ufficio, a me serviva stare con la gente. Ma cosa potevo fare? Ed è stata una famiglia ad aprire la porta del mio futuro.

Io e il disturbo autistico all’inizio non ci siamo capiti. Guardavo quel bambino e mi sentivo messa all’angolo. Io sono una persona socievole e parlo, tanto! Ma con quel bimbo ero come trasparente. Dovevo cercare un nuovo linguaggio.

Ho imparato ad ascoltare i silenzi e a leggere dentro gli sguardi. Non ci sono modi unici per entrare in sintonia con l’altro. L’autismo ti sfida, perché non è facile ricominciare sempre in modo nuovo. Ma quando riconosci l’essenza dei bambini, non puoi farne a meno!

Ho studiato psicologia ma sono diventata educatrice. Ed è la mia vocazione! Lo dico a voce alta è E’ LA MIA VOCAZIONE perché non è solo lavoro. Il carico emotivo me lo porto a casa, continuo a formarmi, sono interessata a scoprire novità, studio e cerco ciò che può migliorare il loro futuro.

E sai cosa? Non mi pesa. Nemmeno lavorare il weekend perché condivido i progetti, vedo i risultati dei ragazzi che seguo a Càleido e capisco che il mio esserci ha un senso. Per loro, per me, per le famiglie.

Questo non significa che sia semplice. Quando un bambino vive un periodo no, a me fa male perché posso solo stargli vicino. Non ho il potere di attenuare la sua crisi, i pianti o le urla. Posso solo accogliere la sofferenza e attendere con pazienza.

Mi affeziono ai bambini e alle loro famiglie. Entro in un’intimità fatta di gioie, condivisioni, debolezze e difficoltà. Io mi sento responsabile nei loro confronti perché non si possono abbandonare le persone al loro destino.

Forse è per questo che ho iniziato a fare politica. Io credo nella comunità che si prende cura e mi impegno perché l’educazione giovanile, l’impegno sociale e civile dei ragazzi, il futuro delle persone con disabilità non resti un problema di pochi ma diventi una risposta di molti.

Vivo giornate di 24 ore con un’intensità totale. Perché quando sei educatore lo sei sempre. Ma la sai una cosa? Magari a qualcuno potrebbe pesare. Invece io penso proprio di avere trovato la mia felicità.

Ellena Bontorin, 27 anni, Vicenza.

Ti piace questa storia? Puoi scoprire altri racconti della rubrica #GiovaniSperanze partendo da Nicholas


Cooperativa sociale L'Arcobaleno

"In questi anni è cambiato il mondo ma il desiderio iniziale di stare con chi è più emarginato non si è mai spento"ecco la cooperativa L'Arcobaleno

Di fronte alla disabilità più grave, un gruppo di dieci persone scelse di creare servizi educativi per  sviluppare le potenzialità e favorire il benessere della persona. Da allora, la cooperativa sociale L’Arcobaleno promuove l’inclusione sociale.

La cooperativa L'Arcobaleno

La cooperativa è nata a Torino nel 1987 con l’intento di affiancare le persone che stavano soffrendo e le loro famiglie. L’Arcobaleno si struttura con un servizio rivolto a persone aventi gravi disabilità e diventa presto un rifugio per coloro che non potevano essere collocati in un contesto lavorativo né, tanto meno, in un contesto formativo.

“La cooperativa si propone di costruire percorsi educativi, terapeutici, didattici e ludici per far sì che bambini, ragazzi e adulti possano vivere una vita dignitosa” racconta Massimiliano Remorini responsabile Area Progetti “Crediamo infatti che la gratitudine influisca sia sull’autostima che sul sentimento di appartenenza ad una comunità.

cooperativa l'arcobaleno

Dagli anni ’80 la cooperativa sociale è cresciuta e oggi occupa 80 soci lavoratori, raggiunge 200 destinatari con 8 servizi attivi. “In questi anni è cambiato il mondo ma il desiderio iniziale di stare con chi è più emarginato non si è mai spento. Abbiamo costruito un rapporto sinergico e valorizzante con l’ente pubblico locale che ha colto la nostra serietà e la prontezza di risposta in merito a diverse tipologie di disabilità” afferma Massimiliano. All’interno dell’Arcobaleno i servizi non si occupano solo di accompagnamento ma anche di lavoro, formazione, socializzazione.

Servizi e attività dalla cooperativa L'Arcobaleno

Il 90% dei beneficiari dei servizi della cooperativa è formato da persone disabili. In particolare, L’Arcobaleno si rivolge a:

  • Minori

per favorire un’esperienza educativa, riabilitativa e socializzante che mira al potenziamento delle capacità individuali sia all’interno dei contesti scolastici che all’esterno

  • Adulti

per evidenziare le differenze e le risorse personali che consentono di diventare attori protagonisti della propria vita e non spettatori impotenti. All’interno del Centro Diurno le attività giornaliere favoriscono l’integrazione mentre la Comunità Alloggio si prende cura di coloro che manifestano maggiori difficoltà di inserimento sociale

  • Persone con disturbi psichiatrici

per facilitare il riconoscimento dei propri limiti e avviare la costruzione di progetti di vita inclusivi

All’interno della cooperativa è nata anche L’Officina 413, un laboratorio lavorativo che si affianca alle attività educative. Ceramica e legno diventano alleati nei progetti di crescita e sviluppo dei pazienti psichiatrici. “L’Officina è un ambiente di lavoro particolare. Rispetta le capacità e le possibilità degli utenti che attraverso il lavoro manuale trovano giovamento e soddisfazione” testimonia Massimiliano. Le sequenze di lavorazione della ceramica così come le fasi di taglio, levigatura, verniciatura, del legno, permettono a chiunque di trovare una mansione in base alle attitudini personali. “I miglioramenti che abbiamo notato nelle persone impiegate all’interno del laboratorio ci hanno fatto maturare la scelta di ampliare lo spazio dando la possibilità a più persone di accedere a tirocini formativi che consentono di assume pre-requisiti lavorativi utili per poi presentarsi e lavorare presso aziende terze” afferma Massimiliano.

Con questo progetto la cooperativa guarda al futuro con una nuova visione: rendere la cooperativa uno strumento di crescita personale e sociale affinchè il lavoro diventi strumento di dignità riconosciuta.

Vuoi scoprire quali altri realtà sociali ha accompagnato Fondazione Cattolica? Puoi partire da Sc'art Genova


#Nataleognigiorno

Parte la campagna Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea futuro

Un Natale più inclusivo, equo e solidale è possibile? Sì, lo sperimentano quest'anno le organizzazioni non profit che hanno scelto di realizzare una campagna di raccolta fondi mettendo in rete prodotti che stuzzicano il palato, tengono compagnia, adornano l'ambiente e testimoniano la forza della vita

La campagna di Natale

#Nataleognigiorno è una campagna di raccolta fondi nata dall'incontro di 130 protagonisti del mondo non-profit riuniti nella rete informale #Contagiamoci curata da Fondazione Cattolica. Più di 300 persone provenienti da 15 regioni italiane unite da un grande credo: creare lavoro per dare una migliore prospettiva di vita a tutti. Anche a chi è più fragile o è escluso.

E’ possibile sviluppare un domani più inclusivo, equo e solidale? Fondazione Cattolica crede di sì e lo comprende accompagnando gli enti non profit nelle attività che silenziosamente e quotidianamente, permettono ad ogni essere umano di riscattare la propria vita, superando i limiti e trasformandoli in valore condiviso.

Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea Futuro è un invito a praticare ogni giorno scelte virtuose che favoriscono una vita migliore per tutti. Dietro ad ogni prodotto presentato nei cataloghi della campagna natalizia, ci sono storie di riscatto e di vita vera di persone disabili, immigrati, donne maltrattate, poveri, neet, persone che stanno pagando il costo dei loro errori ed altre che stanno uscendo da percorsi di dipendenza.

Il video di Natale ogni giorno. Il tuo Presente crea futuro

Cosa si nasconde dietro, o meglio dentro i prodotti sociali? Quali azioni, storie, motivazioni contengono? #Nataleogni giorno si presenta con questo video

Il sito della campagna Natale ogni giorno

Bisogna essere coraggiosi per sfidare la corrente ma quando l'amore si trasforma in azione e il Bene diventa opportunità diventa impossibile fermarsi ad aspettare. I prodotti realizzati dagli enti non profit vi aspettano su: https://controcorrente.fondazionecattolica.it/

Cosa puoi fare tu? Puoi guardare, parlarne, acquistare o consigliare! Scegli di entrare anche tu in questo flusso che sa di Bene. Scegli anche tu di permettere a ciascuno un domani più felice!

Fondazione Cattolica Assicurazioni sostiene la campagna di raccolta fondi promossa direttamente da enti non profit. La stessa non partecipa alla produzione, commercializzazione dei prodotti né percepisce alcun provento dai rapporti commerciali diretti tra gli enti non profit coinvolti ed eventuali donatori.


Mario cappella uomini che fanno la differenza

Mario e quella voglia di riscatto che fa rivivere un Rione

Nella rubrica "Uomini e donne che fanno la differenza", vi raccontiamo la storia di Mario Cappella un uomo che ha imparato a valutare il successo nella meraviglia delle cose che cambiano

Mario prepara la cena, aspetta che rientri sua moglie e intanto ripensa alla sua giornata. Ascolta i suoi figli, i racconti delle soddisfazioni ottenute e delle giornate storte. Si siede a tavola con loro e non può fare a meno di chiederlo ancora una volta. Ma secondo voi quale è il criterio del successo? Cosa fa dire se la tua vita ne vale davvero la pena?

A 9 anni Mario ha le idee chiare: a lui piacciono i bambini e quando sarà grande farà l’educatore. Cresce smussando i lati spigolosi del suo carattere che non lo aiuteranno con i più piccoli. Allena la pazienza, la sicurezza in sè stesso e la calma. Poi termina il liceo, conosce padre Antonio Loffredo, decide di vivere in comunità e comprende che a Napoli non ci sono solo bambini ad avere bisogno.

Bussa alla porta una persona, poi due, poi tre. La tossicodipendenza diventa un problema presente, violento e aggressivo. Scoppia l’allarme sociale: i tossici danno fastidio a Napoli come in tutta Italia. Mario li accoglie, segue le crisi e al momento giusto li indirizza in comunità esistenti. Ma c’è un problema.

La percentuale di ricaduta una volta tornati dalle comunità è alta. Troppo alta. Mario capisce che serve qualcosa di più, qualcosa che riempia il vuoto, la sensazione di non valere nulla, la fragilità che corrode l’anima. Ci vuole delicatezza e fermezza. Apre un centro diurno per lavorare con i tossicodipendenti insieme alla comunità e alla famiglia d’origine. Impara che per ridare valore alla persona ci vuole tempo. Ma poi i risultati arrivano.

Vede nascere figli che non dovevano nascere e sbocciare autentiche relazioni d’amore. Vede persone imbruttite dalla sofferenza splendere di una nuova luce e accompagna i loro sogni a diventare un futuro reale. Mario sta nel bisogno, anche quando Don Antonio viene trasferito al Rione Sanità. Lui continua a coordinare il centro famiglia per minori, il doposcuola, le attività d’animazioni, le piccole cooperative.

Ma a Rione Sanità c’è lavoro da fare. Un restauro di cose e di spirito perché nelle viuzze del borgo dimenticato dall’evoluzione architettonica della città, si respira bellezza, unicità e dolore. Disoccupazione, degrado, violenza: questo è il Rione raccontato dalle cronache. Eppure Mario si accorge che c’è qualcosa di più. C’è arte. Gioventù. Voglia di riscatto. Un tessuto umano aperto e creativo schiacciato dal peso della povertà.  

Con la cooperativa La Paranza il Rione Sanità diventa un polo culturale che abbina professionalità giovanili con la riscoperta del patrimonio artistico locale. Ci sono 34 giovani occupati, più di 12 mila mq di patrimonio recuperato e quasi 130 mila visite guidate alla Catacombe. Ma non basta. Non tutti i ragazzi sono laureati. Alcuni sono cresciuti a calci, sapendo di valere meno di uno straccio e hanno passati turbolenti. Mario si impegna. Lotta contro l’eccesso della burocrazia e contro chi rivendica il proprio potere al posto di facilitare benessere. Ci vuole tenacia per raggiungere l’obiettivo ma Officina dei talenti insieme a Fondazione San Gennaro nascono per curare con la bellezza e responsabilizzare con il dono. Senza saperlo le persone diventano comunità.

Negli occhi di 200 giovani occupati e di oltre 2 mila persone seguite, Mario vede il bene che prende forma, la vita che avanza, la meraviglia di scoprire di valere qualcosa. Pensa ai suoi migliori compagni di classe che a distanza di anni non hanno avuto il futuro che speravano e davanti ai suoi figli trova risposta alle sue domande perché “davanti all’estrema povertà puoi scegliere: o lasci emergere la bruttezza delle persone o ti impegni per far uscire la loro bellezza”.

Mario è un uomo che fa la differenza.

Ti è piaciuta questa storia? Puoi leggerne altre della rubrica. Come quella di Donatella la donna che crede nelle vite aggiustate, non in quelle perfette!


Seconde opportunità: aps sc'art

Seconde opportunità: i legami che fanno rivivere donne e oggetti dimenticati

Esiste una piccola associazione nel cuore della Liguria che si occupa di donne vulnerabili e di riciclo. Un legame cucito dalle seconde opportunità che si generano quando persone e cose tornano a vivere assumendo forme nuove.

Sc’Art! nasce nel 2013 a Genova da un gruppo di donne impegnate a favore dell’ambiente e della sensibilità civica. “Studentesse, casalinghe, pensionate e lavoratrici tutte noi volevamo esserci per ridurre gli sprechi e favorire occasioni di inserimento lavorativo per donne più fragili” racconta Etta Rapallo presidente dell’associazione.

Per questo l’ente inizia a muoversi in campo formativo ed educativo. Ma anche in quello didattico ed artistico, proponendo due progetti che riescono a trasformare il territorio prendendosi cura degli oggetti e delle persone che lo abitano

Il progetto Remida

Remida Genova è un progetto culturale ed ecologico, ispirato a quello internazionale nato a Reggio Emilia più di 20 anni fa, che raccoglie e rimette in circolo prodotti imperfetti, scarti industriali e artigianali. 150 organizzazioni beneficiano della distribuzione gratuita di materiale come legno, carta, stoffe, cuoio, lana che con un po’ di creatività assume inedite forme.

Aps Scart

Remida Genova

Remida è un progetto di incontro e di scambio. Di formazione e riuso. Più di 800 bambini vengono incontrati ogni anno negli oltre 50 laboratori che l’associazione organizza nelle piazze, nelle scuole, nella loro stessa sede.

Il progetto Creazioni al fresco

Se Sc’art con “Remida Genova” trasmette l’idea che ogni oggetto prima di diventare scarto ha un’alternativa, con Creazioni al fresco contribuisce a creare nuove opportunità per le donne detenute nella Casa Circondariale di Genova.

“Abbiamo iniziato creando dei biglietti natalizi e quell’esperienza ci ha fatto aprire gli occhi su questa parte di mondo invisibile alla società civile. C’era bastato poco per capire che, anche se hanno sbagliato, stavano pagando una doppia condanna: scontavano la pena e non facevano nulla dalla mattina alla sera. Eppure in alcune delle donne che abbiamo incontrato c’era passione, voglia di riscattarsi e di prendere in mano il loro futuro. Così abbiamo deciso di creare un laboratorio” ricorda Etta.

Borse creazioni al fresco

L’associazione ha incontrato più di 100 donne con cui ha realizzato borse, complementi d’arredo, accessori moda recuperando striscioni pubblicitari dismessi e teli di ombrelli rotti. Il lavoro restituisce loro una dignità perduta. “C’è stata una donna che dopo soli due giorni di libertà ha bussato alle porte della casa circondariale chiedendo di riprenderla perché non sapeva dove andare. La vita fuori dal carcere è tosta. Così abbiamo sviluppato anche dei laboratori esterni che danno continuità lavorativa con contratti veri. Qui le donne trovano impiego nell’attività di sartoria, aiutano nella promozione e nella vendita” testimonia Etta.

Scoprirsi brave in qualcosa è liberatorio. Trasmette una nuova fiducia in sé stesse grazie alla quale si può provare a trovare un nuovo equilibrio tra gli affetti, il lavoro e il quotidiano.

La rete

Nonostante Aps Sc’art sia una piccola associazione composta da 14 persone, in questi anni ha contribuito a creare un modello circolare e la sensibilità rispetto alla raccolta differenziata, al riuso e al riciclo è in aumento. Lo si nota dalla richiesta di raccolta materiali che non si è mai fermata nemmeno durante il lockdown. Ma anche dalla rete di musei, centri commerciali, teatri, cooperative che hanno preso a cuore il progetto; un esempio concreto è il negozio “Lo Spaventapasseri”, che non si accontenta di vendere le “Creazioni al fresco” ma crea percorsi di formazione al lavoro per quelle donne che possono fare della sartoria una professione.

Puoi scoprire altre storie di organizzazioni sociali appartenenti alla rete #Contagiamoci! Come quella di GeneraOnlus


Nicholas, 27 anni e la voglia di cambiare il mondo un passo alla volta

Nicholas, 27 anni e la voglia di cambiare il mondo. Un passo alla volta.

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Nicholas Moser, 27enne trentino che ha raccolto la sfida lanciata da un amico: cambiare in meglio il mondo!

Ho scelto di fare un liceo linguistico. Mi piaceva l’idea di poter esplorare mondi e conoscere lingue straniere. Credevo che così avrei pensato in modo differente. Ma piano piano mi sono accorto che non erano le lingue ad affascinarmi. Sono le persone.

Si, sono curioso. Ma sono anche uno che ha bisogno di mettere insieme sapere e fare. Quando mi sono laureato in Scienze Economiche e Sociali a Bolzano, mi sono chiesto “E adesso? Cosa me ne faccio di quello che so?”. Ho preso un aereo e sono volato via per fare esperienze.

Ho lavorato in Apple. Mi sono spinto fuori dalla mia zona di comfort e proprio in Irlanda ho aperto gli occhi.  Volevo che le mie otto, dieci ore lavorative valessero qualcosa per gli altri. Si, l’ho pensato. Ci ho creduto. Poi sono tornato al lavoro.

Pensa che quando studiavo, mi è capitato di leggere un articolo che raccontava come il calcio fosse uno strumento di sviluppo nei paesi poveri. Lì per lì ho pensato: è questo che voglio fare nella vita! No, non il calciatore. L’ho chiamato sviluppatore di imprese sociali. Ma come farlo? Non esiste un mestiere con questo nome!

Mentre sistemavo computer e account mi sono lanciato in un’esperienza di Sport e global education. Un po’ come in quell’articolo. Ho sempre creduto nello sport, in quel campo neutrale che permette a persone di generi, vissuti e nazionalità diverse di incontrarsi. Un mezzo per creare uguaglianza.

Dentro di me la fiamma di fare qualcosa di più si è accesa. Io volevo usare le mie competenze per scopi sociali. Così sono tornato in Italia, mi sono iscritto ad un Master e da lì ho conosciuto Progetto 92.

Mi hanno chiesto di sviluppare la parte commerciale di Beelieve un progetto di startup nata per favorire la formazione e l’occupazione di NEET, creando prodotti ad alto impatto ambientale. Mi hanno detto “Pensa al business plan sostenibile, alla programmazione delle attività, a stringere partnership con negozi, fornitori, a creare un giro di clienti…”. Una sfida. Ma io sono uno sportivo e non mi tiro indietro.

Lo ammetto, ci sono stati attimi in cui avevo paura di non farcela. Ma qui, quel sentimento di giustizia sociale che sento forte dentro di me, prende forma e mi spinge a far funzionare tutto. Quando vedo che i ragazzi comprendono il loro valore grazie ai prodotti che hanno creato, capisco che il tempo ha sostanza.

Questo è un posto dove non mi sento solo. Siamo insieme.

Insieme crediamo ai progetti. Insieme sviluppiamo opportunità e insieme vediamo persone rinascere. Qui il tempo vale.

Ti è piaciuta la storia di Nicholas? Puoi leggere anche quella di Michela


Privacy Preference Center