Progetti sociali sostenibili? Ecco il percorso formativo sulla progettazione finanziata
Esistono una moltitudine di bisogni sociali che cercano risposte. Ma come è possibile trasformare un’idea in un progetto capace di mantenersi nel tempo? Fondazione Cattolica insieme a On! Srl Impresa Sociale lancia un percorso formativo sul funding mix
Fondazione Cattolica, da sempre interessata a generare rapporti di sviluppo per gli enti non profit, ha attivato un percorso formativo insieme ai professionisti On! Srl Impresa Sociale con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a cogliere i fondamenti dell’agire progettuale e del fundraising tramite bandi.
Scopo del percorso e programma
Quali opportunità nascono da un’efficace gestione di finanziamento per i progetti nonprofit? Il percorso formativo sulla progettazione finanziata offre la possibilità di:
- Inquadrare il ruolo della progettazione finanziata nel funding mix
- Comprendere quali competenze di sviluppo servono per la gestione sostenibile dei bandi.
Il percorso è composto da 4 incontri e parteciperanno oltre 40 organizzazioni sociali. Durante le lezioni i partecipanti avranno l'opportunità di dedicarsi a:
1. Il progetto che fa per me
- Cosa è e come funziona il funding mix
- Breve guida alle diverse modalità di progettazione tramite bandi e progetti.
- Presentazione dei diversi Enti Erogatori e le diverse tipologie di Bandi disponibili per finanziare e sostenere attività sociali
2. ll progetto efficace
- Come si costruisce una idea progettuale
- Il quadro logico
- Il project cycle management
- Costruire un budget ed esser pronti a rendicontarlo
3. La ricerca bandi e la ricerca fondi
- Come e dove cercare le informazioni che ci servono
- Alleati e partners
- Le risorse professionali disponibili e quelle necessarie
4. Saperi e Competenze utili a una organizzazione project oriented
- Il sapere ideativo: visione e competenza strategica
- Il sapere collaborativo: alleanze e competenze di relazione per costruire partenariati
- Il sapere descrittivo: far capire le nostre idee e scrivere progetti esemplari
- Il sapere amministrativo: programmare, acquisire, gestire e rendicontare risorse
- Il sapere valutativo: monitorare e valutare risultati e impatti delle azioni progettuali
- Il sapere narrativo: costruire narrazioni e sviluppare immaginari sulla base delle attività progettuali anche in vista di progetti successivi
Vuoi saperne di più sul pensiero dei docenti del percorso? Leggi l'articolo dedicato al welfare generativo!
Un lavoro per ricominciare: esperienze di progettazione partecipata
"Un lavoro per ricominciare" è un progetto co-partecipato, nato dallo scambio virtuoso di buone prassi tra cinque organizzazioni non profit operanti sul territorio nazionale. Insieme per creare un progetto capace di migliorare la qualità di vita delle donne.
I dati relativi all’occupazione femminile italiana sono sconfortanti. Nelle classifiche europee, l’Italia rimane tra i Paesi che maggiormente penalizzano l’inclusione lavorativa delle donne. Nonostante esistano fattori strutturali e circostanziali che abbracciano tutto il mondo femminile, per alcune donne in particolare, il lavoro diventa un miraggio. Si tratta di straniere, richiedenti asilo, vittime di tratta. Ma anche donne over 55 e le giovanissime. Per non parlare di donne con disabilità o delle detenute.
“Un lavoro per ricominciare” è un progetto sviluppato tramite un partenariato nazionale, nato dalla rete Contagiamoci, per favorire lo scambio di buone prassi e creare opportunità di finanziamento che sostengano donne disoccupate o inoccupate, in condizioni di fragilità e vulnerabilità, favorendo il loro inserimento lavorativo. Abbiamo parlato insieme ad Elisa Belli, coordinatrice del progetto, per scoprire le peculiarità della progettazione partecipata.
Elisa, quando avete capito che era possibile sviluppare insieme questo progetto?
Due anni fa, durante un incontro della rete Contagiamoci, c’era un tavolo di lavoro dedicato alle donne che ricominciano. Durante quell’occasione hanno partecipato realtà che si occupavano di donne, orientamento e inserimento lavorativo. L’incontro era andato bene così ci siamo detti “Perché non approfondiamo le metodologie usate da ciascuno a livello locale in una condivisione nazionale?”. Volevamo entrare nel concreto. Da lì abbiamo organizzato in autonomia due incontri a Reggio Emilia. Ognuno portava le esperienze maturate, ognuno naturalmente aveva il suo metodo, il suo percorso. Ma tutti volevamo favorire l’inclusione lavorativa rispettando i tempi di conciliazione vita-lavoro delle donne, affiancandole nei percorsi riabilitativi e sostenendole nell’inclusione sociale e abitativa. Abbiamo compreso che potevamo dedicarci ad un progetto comune. Lo abbiamo fatto e “Un lavoro per ricominciare” ha vinto un finanziamento importante.
Quante realtà hanno partecipazione alla progettazione?
L’esperienza è stata condivisa da cinque enti non profit provenienti da cinque regioni italiane. Ci siamo noi capofila come cooperativa sociale Madre Teresa di Reggio Emilia, Fondazione Famiglia Materna di Rovereto, Progetto Quid di Verona, l’Aps Sc’art di Genova e l’associazione Il Ponte di Civitavecchia.
Cosa prevede il progetto?
“Un lavoro per ricominciare” punta a favorire l’inclusione attiva nel mondo del lavoro di donne in situazione di fragilità personale e sociale sviluppando processi di connessioni generative tra le beneficiarie di progetto e la rete territoriale degli stakeholder (enti formativi, aziende, volontari..).
Essendo attivi su territori diversi, abbiamo strutturato il progetto in modo che tutti gli enti possano svolgere le attività in 18 mesi, che prevedono:
- Formazione, per attivare processi di capacitazione di donne, mettendo in rete esperienze, competenze e sviluppo professionale.
- Orientamento, per migliorare l’occupabilità
- Inserimento lavorativo, costruendo alleanze territoriali e nazionali per l’inclusione attiva.
Credi che la collaborazione abbia portato dei benefici?
Io dico che quando si semina i frutti vengono sempre moltiplicati. Credo che questo mio pensiero sia condiviso in molte organizzazioni della rete Contagiamoci. Lavorare insieme significa non sentirsi soli. Inoltre quando si condivide si cresce. Abbiamo imparato a vicenda grazie ai processi già messi in campo da ciascuno. Conoscersi, visitare le realtà, cercare una connessione è parte del progetto. Lavorare insieme ci ha permesso di affrontare anche periodi bui come la pandemia, perché siamo riusciti a garantire la continuità.
Cosa avete in mente per il futuro? Vista l’esperienza positiva che abbiamo condotto in questi anni, puntiamo a coinvolgere altre organizzazioni sociali in questa progettazione condivisa. Il requisito è essere focalizzati su questi temi: donne e lavoro. Se qualche organizzazione volesse saperne di più, può scrivermi all’indirizzo: elisa.belli@coopmadreteresa.it
Dalla rete sono nati più progetti co-partecipati. Vuoi saperne di più? Leggi anche Energie in Rete!

