La storia di Federico Alberghini direttore della Banda Rulli Frulli
Questa è la storia di Federico, il batterista che ha trasformato la musica in uno strumento di integrazione
Federico è solo un bambino quando viene conquistato dall’uomo che segnerà la sua vita per sempre. La bacchetta volteggia leggera nell’aria e suona un doom doom doom sicuro quando Luciano Bosi la rimbalza sulle pagine gialle. Il cuore di Federico batte più forte. I muscoli vibrano al ritmo della musica e la fantasia vola. Ha otto anni e già vede il suo destino: da grande suonerà e costruirà i suoi strumenti da materiale di recupero. Eppure ancora non immagina quale armonia creerà la sua musica.
Federico studia, ascolta, costruisce e suona. Cresce, fonda un gruppo e parte. Italia, Giappone, Cina, Germania la sua passione rimbomba tra un palco e l’altro e mentre viaggia si lascia contaminare dalle culture, da nuovi stili di vita, da quelle visioni così diverse fino a quando non bastano le casse dei concerti a fermare la voce che gli chiede E’ questo il mondo che vuoi? Il mondo che sogna Federico è fatto di musica e di persone felici. Di opportunità e di legami che migliorano la vita. Ma come può renderlo possibile?
Il tempo scorre veloce tra una lezione di musica e l’altra fino al 2010 quando lascia che la sua idea prenda il largo. Insieme a Sara, Marco e Federico fonda una piccola marching band composta da ragazzi con diverse età ed abilità e strumenti creati con materiali di riciclo. È tutto così bello fino a quando non crolla la realtà.
A Finale Emilia la scossa di terremoto distrugge case, strutture e sale prove. C’è paura. La gente viene portata nelle tendopoli, lo sconforto si propaga in toni gravi trasportati dall’aria. Ma Federico crede nel potere della musica e non si arrende. Avanti e indietro dalle tendopoli, non guarda l’orologio, non sente fatica perché i ragazzi non sono soli finchè c’è la musica. Il loro entusiasmo è contagioso. L’equipaggio della Banda Rulli Frulli cresce: da 7 elementi a 50 e poi 70.
Costruiscono strumenti, scenografie, incidono dischi, viaggiano con pullman carichi di 150 persone in Italia e all’estero portando sul palco un’aria nuova. Federico lavora senza sosta e quando le preoccupazioni gli offuscano la visione pensa ai suoi bambini perché sa che la Banda può rendere migliori le persone. Lo fa per loro, per i ragazzi e per le loro famiglie. Per chi si è sempre sentito dire “che problema hai?” o “non può farlo, non ne è capace”, per chi ha pianto a guardare porte chiudersi e per chi quelle porte le vuole aprire.
Il concerto del Primo Maggio, poi Mika… ed anche il Papa li vuole al suo fianco. Il progetto è umile ma è potente l’energia che la Banda sprigiona. Tanto che quando squilla il telefono Federico non ci crede: il Festival di Sanremo li vuole. Loro con il loro modo diverso di fare musica, di essere, di stare insieme. Loro in mondovisione! L’occasione per dare una svolta alla loro vita. Però il palco è piccolo e non possono starci tutti. Devono fare una scelta…
E a farla sono proprio i ragazzi: la Rulli Frulli è una famiglia e una famiglia non si divide. Punto. Un momento sacro che segna l’evolversi della Banda per riportare Federico alle origini: il loro futuro è dove la musica diventa strumento di integrazione e crescita per vivere in armonia. Dal cesto di una lavatrice a 2.800 musicisti in tutta Italia, 198 concerti, 6 dischi e una cooperativa che recupera legno dal mare e, nelle mani di ragazzi disabili, lo rinnova in oggetti di design.
A 40 anni Federico sa che da soli non si fa nulla e insieme si può tutto. “Sono una persona normale con un lavoro speciale perché nulla è più gratificante di rendere felici le persone”.
Federico è un uomo che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? La Rubrica “Uomini che fanno la differenza” racconta l’esperienza di chi crea valore nel settore sociale. Puoi leggere anche la storia di Valerio.
Donne che fanno la differenza: Lidia
Quando Lidia lascia la Sicilia porta in valigia due cose: l’effervescenza vulcanica ereditata dalla sua terra e la voglia di generare storie nuove. È giovane e innamorata, segue il marito a Roma e vi scopre una città viva, piena di risorse e di opportunità. I giorni passano, Lidia capisce che la sua famiglia non si può allargare e si mette in cerca di un calore che le ricorda casa.
La prima volta l’aveva accompagnata suo fratello Angelo. Il circolo le era piaciuto così c’era tornata. Aveva iniziato ad occuparsi della tombola e quando stava in quella stanza le sembrava di respirare un’aria diversa, fatta di progetti, relazioni e comunità. Per questo apre la porta di un circolo ACLI anche a Roma e senza saperlo inizia la sua avventura.
L’impegno sociale diventa la sua vita e si intreccia sempre più con il suo lavoro come direttrice di un centro di formazione, come progettista e consulente sociale. A Lidia piace lo spirito di squadra che vive in ACLI. Si sente a casa. Ascolta, si confronta, impara. Sposa lo spirito delle ACLI e lavora per creare rete. Ha capacità e le sue doti vengono premiate con ruoli sempre più impegnativi (dalle deleghe a Governance, Famiglia, Progettazione sociale, 5xmille; al Premio Amico della Famiglia istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; alla Commissione per le Parità e Pari opportunità nel lavoro del Ministero del Lavoro). Eppure non è tutto oro quello che luccica…
Lidia è una donna. Deve guadagnarsi la credibilità. Deve faticare per far comprendere il valore delle sue scelte anche se queste generano impatti positivi. Però non si arrende. Crede nel servizio e nella possibilità di creare un welfare comunitario che contrasti le povertà del mondo d’oggi. Segue il consiglio del Papa: impara ad indossare un nuovo paio di occhiali invisibili che le fanno guardare oltre.
Mette a fuoco le periferie geografiche ed esistenziali della città. Vede la dimensione della gravità: disuguaglianze, solitudine, povertà educative. Vive tra la gente perché è lì che comprende. I bisogni aumentano, cosa possiamo fare? continua a chiedersi mentre perde il sonno e pensa a nuove soluzioni. Lidia cerca e coinvolge. È appassionata, determinata e concreta per questo le persone la seguono.
Così diventa Presidente delle ACLI di Roma, un arcipelago di 320 strutture che ogni anno accoglie oltre 120 mila persone, molte in condizioni di estrema fragilità. Serve visione e lungimiranza per costruire nuovi orizzonti. Come un’allenatrice motiva e spinge la sua squadra, fatta da centinaia di operatori e volontari, ad avere nuovi sguardi. Si sviluppano diversi servizi per i bisogni primari, per tutelare i diritti mancati, per promuovere il lavoro dignitoso, il contrasto alle povertà educative, l’attivazione della persona. Per non lasciare nessuno da solo.
Famiglie, indigenti, immigrati, minori e giovani sperduti... il cuore di Lidia non conosce confini. Solo durante il Lockdown le ACLI di Roma hanno assistito 900 minori, offerto più di 800 ore di consulenza, percorso 20 mila km per consegnare più di 3 mila pacchi recuperati da oltre 1 tonnellata di eccedenze alimentari a 8 mila persone.
L’impegno di Lidia è diventato la sua missione di vita. “Credo in chi prova ad essere straordinario nell’ordinario. Quando si ascoltano i silenzi e si vede anche chi sta nell’ombra, quando l’energia diventa conforto e il tempo aiuto concreto, allora riconosco l’essenza del donarsi”.
Lei è Lidia, una donna che fa la differenza.
I 5 passi fondamentali per migliorare il mondo con l'arte
Durante la nostra esperienza ci siamo accorti che diversi enti nel Terzo Settore fanno uso delle forme artistiche come strumento educativo e di valorizzazione della persona. Ci siamo chiesti come l'arte possa aiutare a migliorare il mondo. Mario Restagno, Direttore Artistico dell'Accademia dello Spettacolo di Torino, aiuta a rispondere alla domanda in 5 passi.
1 - CONIUGARE ARTE E VALORI

Il 900 ha visto cambiare radicalmente il quadro socio-economico nell’area dei paesi maggiormente industrializzati, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Oggi, svolgendo una professione in campo artistico, si può vivere e mantenere onestamente una famiglia. Nei paesi dove il tenore di vita è più alto, i mestieri artistici riscuotono un grande interesse e sono particolarmente ambiti soprattutto tra i giovani. In Italia, tuttavia, si continua a considerare le attività creative per lo più aspetti del tempo libero, non fondamentali e questo approccio si riflette nelle scelte della politica. Artisti e creativi, al servizio dei media, hanno grandi possibilità di diffondere cultura ed educare masse di giovani, ma questa attività raramente è ispirata da valori etici, molto più spesso segue le regole del profitto economico. I più importanti centri di produzione cinematografica e televisiva sono in mano a grandi capitalisti privati che curano i propri interessi economici e sono poco interessati ai temi dell’educazione e della responsabilità: scelgono di diffondere ciò che procura reddito. Mi sono domandato: è ragionevole competere con le multinazionali? Ha senso attendere che qualche grande capitalista decida di investire a favore di una comunicazione che coniughi arte e valori etici? Noi crediamo in un’arte che parli di Verità, Bellezza, Libertà e Amore. Ho pensato di lasciare gli strumenti a chi li possiede e curare invece le persone cominciando a formare una nuova generazione di artisti che contribuiscano a fare il mondo migliore. Per fare questo era necessario creare un ambiente di educazione e così nata Accademia dello Spettacolo nel 2000.
2- LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO

E non solo. È importante scegliere i valori su cui basare la crescita degli artisti
In quell’anno il Card. Martini pubblicò un opuscolo intitolato “Quale Bellezza salverà il mondo?” riprendendo una frase tratta dall’Idiota di Dostoevskij. Il documento faceva riferimento alla cosiddetta teologia della Bellezza del teologo Han Urs Von Balthasar. Per chi aveva ricevuto una formazione in ambienti cattolici non era facile svolgere un’attività nel mondo dello spettacolo: negli anni 70-80, per esempio, la danza era ancora considerata un’attività sconveniente. Come potevamo insegnare danza senza generare immediatamente un contrasto? L’approfondimento della teologia della Bellezza riscattava le attività artistiche dai blocchi giansenisti ancora diffusi negli ambienti cattolici e, negli anni successivi, le aperture ufficiali della Chiesa in questa direzione ci confortavano. “In ogni cosa bella c’è un lampo di Grazia”, è diventato lo slogan della nostra attività: la ricerca della Bellezza, che era vissuta con senso di colpa, è diventato affrancamento e liberazione.
3 - FORMARE CON VERITA'

Per quanto possa essere scomoda riconoscerla, accettarla ed assumere le sue conseguenze essa fa crescere la persona e l’artista
Ci siamo domandati quali valori dovevano ispirare la formazione di un’artista che vuole fare il mondo migliore e abbiamo individuato nella verità un elemento fondamentale. Qualsiasi rapporto umano che non si basi sulla verità è destinato a fallire o portare grandi sofferenze: tanto più un rapporto educativo/formativo.
Quando un giovane intraprende la via della verità umana consente la formazione di una coscienza retta: la ragione diventa efficace strumento di ricerca e dialogo. Ma non è facile affermare il valore della verità oggi: i giovani sono figli di una società che cura le apparenze e riconoscere la verità può essere un percorso estremamente difficile per loro.
L’obbiettivo di diventare un artista, tuttavia, “scomoda” molti giovani dalle posizioni acquisite: noi testimoniamo che i grandi artisti si formano accogliendo la verità e, questo principio, non lo affermiamo solo noi, ma anche Konstantin Sergej Stanislavskij, Jerzy Grotowski, Lee Strasberg… gli artisti che hanno rivoluzionato le arti sceniche nel 900.
La verità chiama anche gli educatori a testimoniarla sempre: dire la verità, non nascondere la verità… a volte può essere molto scomodo “politicamente”, a volte può essere più facile non voler guardare la verità.
Molti affermano che non c’è una verità unica: tra i giovani è facile incontrare questa posizione relativista. La nostra posizione è riassunta da quanto dice Merlino nella commedia musicale “Excalibur” che abbiamo prodotto nel 2014: “La Verità non è un pacco postale, ma un cielo stellato sotto cui si vive e si prendono decisioni.” Questa affermazione riprende il pensiero di Emanuele Severino che suggerisce di pensare alla Verità come un cielo stellato, quindi qualcosa che nessuno possiede fisicamente e che nessuno può manipolare.
In questi vent’anni di attività come scuola di arti sceniche e centro di produzione abbiamo scoperto che “tutto nasce dal movimento”, la vita è movimento, comunicare è movimento e la danza è l'arte del movimento. Proprio quell’arte che veniva ritenuta sconveniente è fondamentale nel nostro sistema educativo.
Riconoscere le emozioni, innamorarsi e incanalare la passione in una trasformazione interiore
Un secondo valore è la passione. Martha Graham, grande ballerina e coreografa americana, affermò che “i più grandi ballerini non sono grandi per il loro livello tecnico, sono grandi per la loro passione”. Insegniamo che l’artista deve vivere in costante innamoramento.
4 - VIVERE DI PASSIONE

I giovani vivono l’età dell’innamoramento e delle passioni: la cultura dominante esalta questi valori non assegnando tuttavia a questo movimento una proiezione verticale. Nell’educazione cattolica questo valore è stato spesso stato escluso per gli evidenti rischi di deragliamento verso le “passioni”. Noi viceversa non vogliamo negare questa energia stupenda che può far fare salti nel buio ai giovani, ma piuttosto cerchiamo di incanalarla. L’artista è una persona che riesce a vivere lo stato nascente dell’innamorato continuamente. Vivere in questo stato è una condanna, ma anche un elezione perché l’artista desidera senza potersi mai appropriare dell’oggetto. Alcuni sono chiamati a salire molto in alto e l’Arte potrebbe chiedere loro una dedizione totale al punto da dover rinunciare ad una relazione stabile per essere completamenti liberi. Altri riusciranno a trovare un equilibrio che gli consente di avere anche una famiglia e dei figli: ma non è utile illudersi che il mestiere dell’artista sia esattamente uguale al mestiere dell’idraulico, del commercialista o del commesso viaggiatore. L’artista condivide con il medico e l’insegnante tanti aspetti: la dedizione, la passione, il rapporto con le persone, ma rispetto a questi mestieri, quello dell’artista chiede di vivere lo stato nascente, innamorarsi, rischiando le proprie dimensioni fisico-spirituali. E l’attore, più ancora, usa proprio il suo corpo e le sue emozioni per innamorarsi, e tutto questo può apparire mostruoso.
Insegniamo che l’energia utilizzata dagli artisti è la stessa energia degli innamorati: questi ultimi diventano proprietà l’uno per l’altra, gli artisti rinunciano alla proprietà. Il desiderio deve essere sempre vivo e bruciante, gli artisti devono vivere in “stato nascente”, come direbbe Francesco Alberoni.
4- ACCETTARE UN NUOVO SISTEMA EDUCATIVO

Se la vita è movimento l’arte aiuta a sviluppare elementi della persona che l’adattano meglio ai cambiamenti sociali
Perché allora abbiamo deciso di educare i nostri figli fermandoli per 5-6 ore al giorno dietro a dei banchi?
Le istituzioni scolastiche negli ultimi anni hanno visto moltiplicarsi le situazioni DSA e BES in modo esponenziale. La scuola organizzata in modo tradizionale non riesce a far fronte a questi disagi dell’apprendimento.
Si è pensato di risolvere con l’insegnante di sostegno, in realtà il problema sta nel metodo utilizzato. Nella nostra esperienza i bambini con grande sensibilità artistica diventano spesso casi DSA o BES a scuola, viceversa nelle attività considerate del tempo libero eccellono.
Crediamo sia necessario rinnovare i sistemi di educazione. Non è sufficiente educare la testa: siamo fatti anche di emozioni, sentimenti, relazioni. Abbiamo in cuore un progetto di fondare una scuola primaria che metta in pratica un diverso approccio educativo per salvare qualche ragazzo dal destino a cui oggi viene condannato. La società ha bisogno di artisti che siano la coscienza a aiutino ad immaginare il futuro.



