L’amore e l’arte: variazioni sul tema
L'amore e l'arte: variazioni sul tema. Questa è la settimana di San Valentino, tradizionalmente vocata a celebrare l’amore. Per questo vogliamo parlare di un’organizzazione non profit nata per valorizzare la storia d’amore più famosa di tutti i tempi e stimolare le emozioni attraverso grandi opere d’arte che raffigurano questo sentimento.
E visto che la nostra rubrica, Sguardi Inclusivi, si basa sull’idea di scoprire nuovi punti di vista sulla realtà, scopriremo come la forza creativa espressa da un singolo artista sia in grado di parlare a tutti. Perché? Perché l’arte ha il potere di indagare le profondità dell’uomo, delle sue emozioni e non c’è nulla di più universale e inclusivo dell’amore.
L’amore e il Terzo Settore
Tre indizi formano una prova:
- Si parla d’amore
- la nostra Fondazione ha sede a Verona
- Verona è la città dov’è ambientata la storia di Romeo e Giulietta
… e anche il Terzo Settore veronese ha i suoi campioni sul tema dell’amore: il Club di Giulietta.
Associazione culturale senza scopo di lucro nata negli anni ’70 dalla mente di Giulio Tamassia e un gruppo di artisti e intellettuali accomunati dalla passione per la leggenda di Romeo e Giulietta, il Club di Giulietta, ora guidato dalla figlia Giovanna, ha ideato negli anni varie iniziative legate all’eroina shakespeariana e al tema dell’amore.
La più nota è la Posta di Giulietta. Una tradizione nata negli anni Trenta, quando il custode della Tomba di Giulietta iniziò a raccogliere e a rispondere agli scritti amorosi che i turisti lasciavano sul monumento in cerca di un consiglio. Oggi moltissime persone da tutto il mondo scrivono alla romantica eroina confidando le proprie gioie ma anche i patimenti amorosi. Un gruppo di volontarie dell’associazione si occupa di tradurre e rispondere nel nome di Giulietta ad ogni lettera ricevuta. Ognuno di queste viene poi conservata nell’archivio del Club, che ad oggi custodisce migliaia di storie d’amore.
Da oltre trent’anni il premio “Cara Giulietta", destinato alle più belle lettere ricevute dall’associazione, celebra questo straordinario fenomeno epistolare, unico e suggestivo. Nei nostri tempi, caratterizzati dalla distanza dei rapporti sociali, dall’assenza nell’onnipresenza dei social, il premio valorizza quel gesto umano che travalica i secoli che è lo scrivere, trasporre i fremiti del cuore in parole.
L’Associazione nel 1996 ha costituito anche al premio letterario internazionale “Scrivere per Amore”. Un premio giunto alla sua 27° edizione, dedicato alle opere di narrativa, pubblicate in lingua italiana, anche straniere, sul tema dell’amore. "Scrivere per Amore" si configura come un vero e proprio festival letterario, articolato in quattro giorni di incontri e dialoghi con gli autori nella città di Verona.
Giulietta è da sempre la madrina degli amori imperfetti, contrastati, a distanza, totalizzanti, ma anche di quelli felici e corrisposti. Per questo ogni anno migliaia di visitatori si recano nei luoghi della città legati alla storia degli amanti di Verona. Il Club di Giulietta ha avuto il merito di dare vita al mito e sostenere il valore simbolico dello scrivere per amore.
L’amore e l’arte: variazioni sul tema. Le opere d’arte consigliate dalla rubrica Sguardi Inclusivi
Il Bacio di Francesco Hayez (1859)

Il Bacio di Francesco Hayez è uno dei manifesti dell’arte romantica italiana ed emblema della passione amorosa. E' un dipinto di epoca risorgimentale. Gli abiti delle figure infatti richiamano simbolicamente i colori della bandiera francese, in quegli anni paese alleato dell’Italia nel contrastare il dominio austriaco,
Ritrae una fanciulla che abbraccia un ragazzo. Lui le prende il viso tra le mani e si scambiano un bacio appassionato che però sancisce un addio. Il giovane infatti sta per andarsene, come suggerisce il piede sinistro già poggiato sullo scalino e pronto a far uscire il personaggio di scena. Sul fondo poi c’è un’ombra, che carica di tensione l’atmosfera di questo romantico addio.
Di questa opera di Hayez esistono più versioni. Da sempre gode di grande popolarità ed è stata spesso utilizzata per rappresentare gli amanti di Verona, Romeo e Giulietta.
L'edera di Tranquillo Cremona (1878)

Il dipinto realizzato da Tranquillo Cremona, appartenente all’ambiente della Scapigliatura, ritrae un giovane che tenta di trattenere a sé una ragazza. Sul viso di lei però non compare il medesimo trasporto. Chissà se ricambierà l’abbraccio, se la sua ritrosia è preludio di un addio o una semplice pausa prima di abbandonarsi tra le braccia dell’amante.
Ciò che affascina di questo quadro, che ingentilisce la raffigurazione della realtà con pennellate vaporose e sfumate, è l’edera che fa capolino sul lato destro in primissimo piano. L’edera è simbolo della passione amorosa, del desiderio che avvinghia gli amanti, proprio come la pianta che fa dell’abbraccio il suo movimento vitale.
Gli Amanti Blu di Marc Chagall (1914)

Gli Amanti Blu è un dipinto di Marc Chagall, pittore russo di origine ebrea, della corrente artistica cosiddetta Scuola di Parigi.
Gran parte della produzione di questo artista è legata al suo mondo interiore. Il tema della famiglia, dell’amore coniugale, la nostalgia per il paese natale e la sua vita contadina, la tradizione ebraica.
In quest’opera il pittore ritrae sé stesso e la moglie Bella, nell’istante che precede un bacio.
L’amore è sempre stato per Chagall una fonte di ispirazione ma soprattutto una forza generatrice. Nella sua biografia, infatti, scriveva: “Nella vita, proprio come nella tavolozza del pittore, non c’è che un solo colore capace di dare significato alla vita e all’arte: il colore dell’amore”.
L’atmosfera del quadro, immerso in un mare di blu, è onirica e contemplativa. Gli occhi dell’artista sono chiusi, come per concentrarsi sull’intensità dell’emozione. Il suo capo è cinto da una corona d’alloro, quella dei poeti, dei condottieri, dei vincitori in epoca classica. E in quel momento probabilmente Chagall si sentiva proprio così. Cantore del sentimento più forte che l’uomo sappia provare, ma soprattutto si sentiva amato e dunque vincitore.
Diego nella mia mente di Frida Kahlo (1943)

Le opere di Frida Kahlo sono sempre fortemente autobiografiche. Spesso erano come specchi in cui l’artista rappresentava simbolicamente il proprio mondo interiore, per fermare un istante emotivo o forse anche come strumento terapeutico di autoanalisi.
Diego Rivera, l’uomo ritratto al centro della sua fronte, era suo marito, un pittore molto famoso e le era tremendamente infedele. Il loro amore, turbolento, costellato anche di ripetute separazioni, durò però per tutta la vita e fu intenso e travolgente per entrambi. Un legame che non si è mai infranto e li ha sempre tenuti uniti. Proprio come la rete di linee intricate che parte dal capo dell’artista, a simboleggiare forse questo attaccamento inestinguibile e pervasivo nei confronti del marito.
E tu, in quale di queste opere di senti più rappresentato?
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Impatto della cultura in Italia: numeri, potenzialità e ruolo del Terzo Settore
Abbiamo fatto un focus sullo stato di salute della cultura in Italia e il contributo del non profit in questo settore
“Con la cultura non si mangia” recita un detto della tradizione popolare. Eppure il nostro Paese è pieno di testimonianze e produzioni artistiche, da proteggere, valorizzare e trasmettere, che potrebbero diventare volano di sviluppo dell’economia e della società. Ma servono fondi, strategie, idee e serve educare alla cultura.
Anche il Terzo Settore è attivo in questo ambito, perché fare cultura può essere un potente strumento di rigenerazione sociale e inclusione. Vediamo insieme qualche dato...
I numeri della Cultura in Italia

La cultura ha prodotto ricadute positive anche su altri settori economici per circa 252 mld di euro, pari al 15,8% dell’economia del Paese: si tratta quindi di un settore strategico sul quale investire! Esistono però grandi differenze tra Nord e Sud Italia: Milano è al primo posto nelle graduatorie per incidenza di ricchezza e occupazione prodotte con la cultura, mentre al Lazio spetta il record positivo per la partecipazione culturale.
I Comuni del Nord spendono in cultura circa 26 euro a cittadino, al Sud 9 euro pro capite, su una media nazionale di circa 20 euro.
Eppure siamo un Paese di eccellenza in questo settore: l’Italia infatti è in cima alla lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco con 58 siti, di cui 53 appartenenti alla categoria dei beni culturali e 5 a quella dei beni naturali. Per saperne di più visita il sito
Difficoltà per il settore: scarsi investimenti e conseguenze del Covid
Purtroppo, gli investimenti dello Stato nella cultura sono ancora insufficienti, la spesa pubblica destinata al patrimonio culturale nel 2019 è stata di circa 5 miliardi di euro, tra le più basse in Europa in rapporto al PIL: 2,8 per mille contro una media del 4,8.
Inoltre, il settore è stato molto colpito dalle restrizioni conseguenti l’emergenza Covid: la pandemia ha colpito soprattutto le arti performative e in generale la fruizione “live”, rinnovando invece l’interesse per l’offerta digitale e recuperando la prossimità territoriale.
In 2 anni, sono andati perduti 55.000 posti di lavoro del settore cultura, registrando un calo occupazionale superiore alla media del Paese: 6,7% rispetto al 2,4%, a conferma della sua fragilità strutturale (lavoro precario).
L’ultimo “Rapporto annuale sul benessere equo e solidale in Italia” dell’Istat (2021) ha evidenziato un crollo della partecipazione culturale, dal 35% del 2019 al’8% del 2021, per effetto delle misure anti Covid.
La partecipazione culturale fuori casa in quegli anni si è ridotta soprattutto per le donne, che invece dal 2017 presentavano livelli in costante miglioramento. Inoltre i giovani, che hanno sempre registrato livelli più elevati, negli anni della pandemia si sono equiparati alle altre fasce di età.
Potenzialità del settore
Le potenzialità di questo settore sono enormi e avrebbero un impatto trasversale su economia e società: le industrie culturali e creative possono infatti essere tra i settori più strategici per facilitare la ripresa economica e sociale italiana, sia per il numero di posti di lavoro che coinvolgono sia per la ricchezza che producono.
La cultura è inoltre un mezzo per coinvolgere le comunità e stimolare lo sviluppo dei territori e può diventare un motore di innovazione per l’economia e un attivatore della crescita di settori come turismo, trasporti e manifattura.
Il ruolo del Terzo Settore nella Cultura

Anche il Terzo Settore fa la sua parte: i dati Istat 2020, gli ultimi disponibili, rilevano la presenza di 57.615 realtà che si occupano di attività culturali e artistiche, pari al 15.9% del totale degli enti non profit (363.499) e impiegano 20.038 dipendenti.
In questo ambito sono prevalenti le APS – associazioni di promozione sociale, pari al 32,4% della realtà, seguono altre forme organizzative 16,6%, le onlus 12,3%, le organizzazioni di volontariato 8,5% e le imprese sociali 2,6%.
Le organizzazioni non profit che si occupano di attività culturali e artistiche non sembrano essere particolarmente premiate dai contribuenti italiani: solo il 3,3% delle realtà di questo settore ammesse al contributo del 5 per mille, pari al 10,6% del totale degli enti selezionabili, viene scelto dai cittadini e a queste sono destinate il 3,7% delle risorse, quasi 17 milioni di euro.
Rispetto al 2019, risulta in diminuzione dello 0,6% il numero di realtà non profit nel settore “cultura, sport e ricreazione” e del 5,6% il numero dei dipendenti. Si rileva inoltre una riduzione del fatturato superiore al 20% per il 62,5% delle attività culturali e artistiche. Questi dati sono sicuramente influenzati dagli effetti della pandemia e delle conseguenti misure di contenimento.
PNRR e Cultura
Gli interventi previsti dal PNRR per il settore cultura intendono ristrutturare gli asset chiave del patrimonio italiano e favorire la nascita di nuovi servizi per migliorarne l’attrattività, l’accessibilità (sia fisica che digitale) e la sicurezza, in un’ottica generale di sostenibilità ambientale. Le misure sono tre:
- Patrimonio culturale per la prossima generazione: 1,1 mld €
- Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale religioso e rurale: 2,72 mld €
- Industria culturale e creativa 4.0: 0,46 mld €
Progetti per il futuro
In Italia c’è molta offerta culturale, ma manca la domanda: cosa si potrebbe fare per renderla più attrattiva? Noi abbiamo incontrato Mario e abbiamo visto come la cultura ha cambiato le dinamiche di un Rione intero!
Fonti Istat, Ministero della Cultura, Unesco, Fondazione Symbola report annuale “Io sono cultura 2022”, Unioncamere
Rivela: la cultura che crea comunità educanti
50 mostre itineranti realizzate a tema storico, artistico e sociale. L’associazione veronese Rivela opera in 3 regioni Italiane e 50 Località con una media di 20 mila visitatori a mostra. Grazie alla collaborazione con scuole, enti e cittadini, Rivela valorizza il significato dell’arte: lasciare che la bellezza esposta tocchi l’anima delle persone e le trasformi.
All’inizio degli anni 2000 alcuni amici si dilettavano ad organizzare mostre nella sagra di paese. “Siamo partiti da contesti semplici – racconta Ermanno Benetti presidente dell’associazione – e abbiamo compreso che coinvolgendo altre località avremmo potuto rendere più efficace la diffusione delle mostre. Così abbiamo provato!”. Bastano poche parole e nel 2003 Rivela realizza la sua prima mostra dedicata alla storia dei martiri in Messico in 9 parrocchie veronesi.
“La voce si è sparsa facilmente e alla fine del primo anno avevamo 24 richieste di collaborazioni. A quel punto ci siamo detti: facciamo più di una mostra!” e in pochi anni Rivela è diventata un riferimento culturale in città e fuori regione.
L'associazione Rivela
Rivela viene fondata nel 2002 con la finalità di realizzare mostre itineranti a tema storico, artistico e sociale per valorizzare il significato culturale e religioso delle manifestazioni locali. Quindici persone, tutte volontarie, opera all’interno dell’organizzazione offrendo le proprie competenze professionali utili alla realizzazione di una mostra. Possono essere mostre noleggiate, perlopiù mostre artistiche con un itinerario espositivo stabilito, oppure mostre progettate ed organizzate dall’associazione in base a bisogni e alle richieste dirette.
L’associazione è caratterizzata da una forma di carità. “Siamo tutte persone con ruoli sociali diversi: professori, dipendenti, liberi professionisti e casalinghe. Ma siamo tutti accumunati dal desiderio di trasferire gratuitamente la bellezza che c’è”.


L'obiettivo dell'associazione
Fin dai primi pannelli esposti, Rivela ha manifestato un ruolo educativo nel trasmettere cultura. Non ci sono lezioni accademiche che spiegano dipinti, ritratti e tele, bensì lo stupore dell’esperienza umana che attraverso una rappresentazione si sente toccata nella propria intimità. “Crediamo che l’arte, la bellezza e la cultura riferite all’esperienza cristiana contribuiscano al benessere delle persone e in questi anni abbiamo avuto il piacere di vedere questo nostro pensiero trasformarsi in realtà - testimonia Ermanno -. Persone che magari non avevano attrazione né per l’arte né per la cultura, conoscendoci hanno scoperto quanto sia importante per la propria vita. Scoprono quello che ci sta sotto, guardano con occhi diversi. Abbiamo visto fiorire le persone ed è una prova del nostro messaggio”.
Il coinvolgimento territoriale di Rivela
Per Rivela la mostra è uno strumento per testimoniare il bene, quel bene che favorisce tutti e per farlo la mostra deve essere innanzitutto incontro. Per questo l’associazione collabora con enti, parrocchie, musei, comuni per favorire la crescita delle persone: noleggia o organizza la mostra, offre un supporto pubblicitario e negli anni ha formato oltre 800 volontari e 350 guide. “Crediamo nella formazione esperienziale delle guide. Per prime sperimentano il percorso della mostra, scoprono l’importanza del fare esperienza di quel qualcosa di più che si sente, si vive, di fronte all’arte. Loro diventano i più preziosi testimoni perché trasmettono ciò che hanno vissuto”.
L’associazione lavora a stretto contatto con il territorio organizzando laboratori didatti che coinvolgono 2 mila studenti l’anno, concorsi scolastici e mostre per il sociale.

La rete scolastica di Rivela
Rivela collabora con le scuole del territorio in progetti di PCTO (alternanza scuola lavoro) che coinvolgono gli studenti nelle attività di studio delle mostre e di guida per i visitatori. Un’iniziativa che solo per l’ultima mostra “Il mio inferno. Dante profeta di speranza”, attiva fino al 29 maggio presso I Bastioni delle Maddalene, ha coinvolto 10 istituti scolastici e più di un centinaio di studenti.
“Per il futuro? Vorremmo trovare uno spazio in cui creare una collaborazione stabile con i ragazzi. Con la mostra su Dante è stato quanto mai evidente come i ragazzi, attraverso l’esperienza letteraria, abbiano guardato la loro vita attraverso una lente nuova. Tutto questo ci porta a voler proseguire!”
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I 5 passi fondamentali per migliorare il mondo con l'arte
Durante la nostra esperienza ci siamo accorti che diversi enti nel Terzo Settore fanno uso delle forme artistiche come strumento educativo e di valorizzazione della persona. Ci siamo chiesti come l'arte possa aiutare a migliorare il mondo. Mario Restagno, Direttore Artistico dell'Accademia dello Spettacolo di Torino, aiuta a rispondere alla domanda in 5 passi.
1 - CONIUGARE ARTE E VALORI

Il 900 ha visto cambiare radicalmente il quadro socio-economico nell’area dei paesi maggiormente industrializzati, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale. Oggi, svolgendo una professione in campo artistico, si può vivere e mantenere onestamente una famiglia. Nei paesi dove il tenore di vita è più alto, i mestieri artistici riscuotono un grande interesse e sono particolarmente ambiti soprattutto tra i giovani. In Italia, tuttavia, si continua a considerare le attività creative per lo più aspetti del tempo libero, non fondamentali e questo approccio si riflette nelle scelte della politica. Artisti e creativi, al servizio dei media, hanno grandi possibilità di diffondere cultura ed educare masse di giovani, ma questa attività raramente è ispirata da valori etici, molto più spesso segue le regole del profitto economico. I più importanti centri di produzione cinematografica e televisiva sono in mano a grandi capitalisti privati che curano i propri interessi economici e sono poco interessati ai temi dell’educazione e della responsabilità: scelgono di diffondere ciò che procura reddito. Mi sono domandato: è ragionevole competere con le multinazionali? Ha senso attendere che qualche grande capitalista decida di investire a favore di una comunicazione che coniughi arte e valori etici? Noi crediamo in un’arte che parli di Verità, Bellezza, Libertà e Amore. Ho pensato di lasciare gli strumenti a chi li possiede e curare invece le persone cominciando a formare una nuova generazione di artisti che contribuiscano a fare il mondo migliore. Per fare questo era necessario creare un ambiente di educazione e così nata Accademia dello Spettacolo nel 2000.
2- LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO

E non solo. È importante scegliere i valori su cui basare la crescita degli artisti
In quell’anno il Card. Martini pubblicò un opuscolo intitolato “Quale Bellezza salverà il mondo?” riprendendo una frase tratta dall’Idiota di Dostoevskij. Il documento faceva riferimento alla cosiddetta teologia della Bellezza del teologo Han Urs Von Balthasar. Per chi aveva ricevuto una formazione in ambienti cattolici non era facile svolgere un’attività nel mondo dello spettacolo: negli anni 70-80, per esempio, la danza era ancora considerata un’attività sconveniente. Come potevamo insegnare danza senza generare immediatamente un contrasto? L’approfondimento della teologia della Bellezza riscattava le attività artistiche dai blocchi giansenisti ancora diffusi negli ambienti cattolici e, negli anni successivi, le aperture ufficiali della Chiesa in questa direzione ci confortavano. “In ogni cosa bella c’è un lampo di Grazia”, è diventato lo slogan della nostra attività: la ricerca della Bellezza, che era vissuta con senso di colpa, è diventato affrancamento e liberazione.
3 - FORMARE CON VERITA'

Per quanto possa essere scomoda riconoscerla, accettarla ed assumere le sue conseguenze essa fa crescere la persona e l’artista
Ci siamo domandati quali valori dovevano ispirare la formazione di un’artista che vuole fare il mondo migliore e abbiamo individuato nella verità un elemento fondamentale. Qualsiasi rapporto umano che non si basi sulla verità è destinato a fallire o portare grandi sofferenze: tanto più un rapporto educativo/formativo.
Quando un giovane intraprende la via della verità umana consente la formazione di una coscienza retta: la ragione diventa efficace strumento di ricerca e dialogo. Ma non è facile affermare il valore della verità oggi: i giovani sono figli di una società che cura le apparenze e riconoscere la verità può essere un percorso estremamente difficile per loro.
L’obbiettivo di diventare un artista, tuttavia, “scomoda” molti giovani dalle posizioni acquisite: noi testimoniamo che i grandi artisti si formano accogliendo la verità e, questo principio, non lo affermiamo solo noi, ma anche Konstantin Sergej Stanislavskij, Jerzy Grotowski, Lee Strasberg… gli artisti che hanno rivoluzionato le arti sceniche nel 900.
La verità chiama anche gli educatori a testimoniarla sempre: dire la verità, non nascondere la verità… a volte può essere molto scomodo “politicamente”, a volte può essere più facile non voler guardare la verità.
Molti affermano che non c’è una verità unica: tra i giovani è facile incontrare questa posizione relativista. La nostra posizione è riassunta da quanto dice Merlino nella commedia musicale “Excalibur” che abbiamo prodotto nel 2014: “La Verità non è un pacco postale, ma un cielo stellato sotto cui si vive e si prendono decisioni.” Questa affermazione riprende il pensiero di Emanuele Severino che suggerisce di pensare alla Verità come un cielo stellato, quindi qualcosa che nessuno possiede fisicamente e che nessuno può manipolare.
In questi vent’anni di attività come scuola di arti sceniche e centro di produzione abbiamo scoperto che “tutto nasce dal movimento”, la vita è movimento, comunicare è movimento e la danza è l'arte del movimento. Proprio quell’arte che veniva ritenuta sconveniente è fondamentale nel nostro sistema educativo.
Riconoscere le emozioni, innamorarsi e incanalare la passione in una trasformazione interiore
Un secondo valore è la passione. Martha Graham, grande ballerina e coreografa americana, affermò che “i più grandi ballerini non sono grandi per il loro livello tecnico, sono grandi per la loro passione”. Insegniamo che l’artista deve vivere in costante innamoramento.
4 - VIVERE DI PASSIONE

I giovani vivono l’età dell’innamoramento e delle passioni: la cultura dominante esalta questi valori non assegnando tuttavia a questo movimento una proiezione verticale. Nell’educazione cattolica questo valore è stato spesso stato escluso per gli evidenti rischi di deragliamento verso le “passioni”. Noi viceversa non vogliamo negare questa energia stupenda che può far fare salti nel buio ai giovani, ma piuttosto cerchiamo di incanalarla. L’artista è una persona che riesce a vivere lo stato nascente dell’innamorato continuamente. Vivere in questo stato è una condanna, ma anche un elezione perché l’artista desidera senza potersi mai appropriare dell’oggetto. Alcuni sono chiamati a salire molto in alto e l’Arte potrebbe chiedere loro una dedizione totale al punto da dover rinunciare ad una relazione stabile per essere completamenti liberi. Altri riusciranno a trovare un equilibrio che gli consente di avere anche una famiglia e dei figli: ma non è utile illudersi che il mestiere dell’artista sia esattamente uguale al mestiere dell’idraulico, del commercialista o del commesso viaggiatore. L’artista condivide con il medico e l’insegnante tanti aspetti: la dedizione, la passione, il rapporto con le persone, ma rispetto a questi mestieri, quello dell’artista chiede di vivere lo stato nascente, innamorarsi, rischiando le proprie dimensioni fisico-spirituali. E l’attore, più ancora, usa proprio il suo corpo e le sue emozioni per innamorarsi, e tutto questo può apparire mostruoso.
Insegniamo che l’energia utilizzata dagli artisti è la stessa energia degli innamorati: questi ultimi diventano proprietà l’uno per l’altra, gli artisti rinunciano alla proprietà. Il desiderio deve essere sempre vivo e bruciante, gli artisti devono vivere in “stato nascente”, come direbbe Francesco Alberoni.
4- ACCETTARE UN NUOVO SISTEMA EDUCATIVO

Se la vita è movimento l’arte aiuta a sviluppare elementi della persona che l’adattano meglio ai cambiamenti sociali
Perché allora abbiamo deciso di educare i nostri figli fermandoli per 5-6 ore al giorno dietro a dei banchi?
Le istituzioni scolastiche negli ultimi anni hanno visto moltiplicarsi le situazioni DSA e BES in modo esponenziale. La scuola organizzata in modo tradizionale non riesce a far fronte a questi disagi dell’apprendimento.
Si è pensato di risolvere con l’insegnante di sostegno, in realtà il problema sta nel metodo utilizzato. Nella nostra esperienza i bambini con grande sensibilità artistica diventano spesso casi DSA o BES a scuola, viceversa nelle attività considerate del tempo libero eccellono.
Crediamo sia necessario rinnovare i sistemi di educazione. Non è sufficiente educare la testa: siamo fatti anche di emozioni, sentimenti, relazioni. Abbiamo in cuore un progetto di fondare una scuola primaria che metta in pratica un diverso approccio educativo per salvare qualche ragazzo dal destino a cui oggi viene condannato. La società ha bisogno di artisti che siano la coscienza a aiutino ad immaginare il futuro.




