Mara: dallo sport a Fattibillimo la casa che abbatte le barriere della diversità
La rubrica "Donne che fanno la differenza" si arricchisce con la storia di Mara Girardi, ideatrice e Presidente, dell'associazione Fattibillimo una realtà pensata per accogliere e creare reali opportunità di inclusione sociale!
A sei anni Mara ha già capito tutto: diventerà maestra. Si immagina già in mezzo alla sua classe, con tanti bambini a insegnare loro le cose. Le basta il diploma alle magistrali per rendere il suo sogno realtà… semplice no? Eppure la vita per lei ha piani diversi.
“Farai lo scientifico!” dice suo padre e Mara si ritrova seduta dietro un banco a soffrire per cinque anni. Sono i compagni il suo cruccio. Loro con quelle battute, con il loro modo di catalogare le persone, con quella fastidiosa capacità di farla sentire diversa solo perché frequenta spazi a loro insoliti.
Mara piange in silenzio tutti i giorni e un pensiero si instilla dentro di lei: Se io vengo esclusa perché vado in oratorio, cosa succede ai bambini con disabilità? La risposta Mara non la trova subito. La comprende solo lavorando.
Diventa insegnante di Educazione Fisica perché crede che lo sport aiuti i bambini a tirar fuori le loro peculiarità. E anche perché a star ferma non è proprio capace! Le piacciono attività che le trasmettono energia e su queste investe, sempre! Mara si diploma in un tempo in cui non si faceva ancora ginnastica in orario scolastico. Ma a lei non interessa lo stipendio: per i bambini ha un debole e gira tutte le elementari di Mogliano portando lo sport in classe.
Mara è esplosiva. E attenta. Le maestre apprezzano la cura che riserva ai bambini, specialmente a quelli con disabilità, e informano le mamme. Dalla prima chiamata ricevuta se ne aggiungono altre. Mara inizia a lavorare insieme a quei bambini che nella vita faticano di più e scopre i pensieri che attanagliano i genitori.
Non è solo cosa faranno crescendo ma anche insieme a chi? Insieme a chi, se non hanno amici? Se finita la scuola diventano invisibili? Se il Comune, la scuola, la Chiesa sono così distanti dalla realtà da non concederle nemmeno gli spazi per creare attività? E così un nuovo pensiero si instilla nella testa di Mara. Si chiama Fattibillimo.
Mara lo sa: i suoi figli cresceranno e allora farà qualcosa di più. Ne è così sicura che negli anni riempie casa sua e il garage di mobili che la gente regala. Un giorno mi serviranno pensa. E il giorno arriva. Arriva in un pomeriggio cocente quando trova una ragazzina disabile sola in piazza. Doveva essere alla pizza di classe “Sono andati a mangiare il gelato, poi tornano!” le spiega. A Mara scoppia il cuore: questa non è inclusività!
Compra una vecchia osteria. Lo fa da sola perché è una pazzia, perché tutti hanno paura che si riveli un buco dell’acqua, perché nessuno, nemmeno in famiglia, pensa che aprire in pieno lockdown sia una scelta intelligente. Ma a Mara non importa. Lascia il lavoro e ascolta il suo cuore.
Fattibillimo ora è una casa. Un luogo accogliente che sa di risate, possibilità e rinascite. Dove volontari, collaboratori e 45 ragazzi con disabilità fisica e intellettiva, sindrome di Down, autismo, tetraplegia vivono appieno le giornate attraverso laboratori di cucina, attività sportive, discipline artistiche e musicali. Dove si è e si diventa.
Fattibillimo è un pensiero cullato che nella realtà ha saputo scardinare le logiche tradizionali. Qui sono le persone “normali” che vanno ad imparare dai “disabili” perché nessuna lezione accademica trasmette la gioia di vivere quanto l’esperienza di chi sente che dalla vita ha già avuto tutto semplicemente perché è nato!
A 57 anni Mara è un’imprenditrice sociale che sogna con la purezza di una bambina.
“Mi diverto. Posso dire che è questa la mia professione?”
Lei è Mara Girardi, una donna che fa la differenza.
Ti è piaciuta questa storia? Puoi scoprire le altre della rubrica a partire da Andrea!
Una mano a chi sostiene: una fotografia sulle candidature
Una mano a chi sostiene è il bando lanciato da Fondazione Cattolica nel 2022 per favorire lo sviluppo di progetti ad alto impatto sociale realizzati da enti non profit sul territorio italiano. Chi sono le realtà che si sono candidate al bando?
Il bando “Una mano a chi sostiene” nasce per sostenere realtà impegnate in ambito non profit, ma anche enti religiosi civilmente riconosciuti ed enti privati senza scopo di lucro, a realizzare progetti ad alto impatto sociale, economico e territoriale.
Di cosa si tratta?
Con il 31 dicembre 2022, termine di presentazione delle candidature, si è conclusa la prima fase del bando. Chi sono e da dove vengono i candidati?
Una fotografia degli enti partecipanti
Al Bando hanno partecipato 577 realtà provenienti per il 60% dal Nord Italia, il 22% dal Centro, il 13% dal Sud e il 4% dalle Isole. La Lombardia è la regione che si è distinta per candidature progetti. Seguita dal Veneto e dal Lazio.
I progetti presenti fanno parte dell’ambito:
- Assistenza e solidarietà sociale per il 50%
- Cultura per il 16%
- Educazione, istruzione e formazione per il 34%
La maggior parte delle realtà ha giovane età (essendo costituite negli ultimi 10 anni), includono lavorativamente un numero contenuto di dipendenti e godono della presenza di un copiscuo numero di volontari.
Attraverso i progetti presentati, le realtà si aspettano di offrire opportunità di lavoro per circa 500 persone, includere oltre 500 volontari creando attività di cui potranno beneficiare circa 600 persone.
I prossimi passi del bando
Fase 2: selezione dei progetti
Da gennaio a marzo 2023 una commissione interna selezionerà le migliori 100 idee progettuali che passeranno alla fase successiva del bando
Fase 3: selezione pubblica
I 100 progetti selezionati parteciperanno ad una votazione pubblica. Sulla piattaforma 1clickdonation ogni persona fisica e/o giuridica potrà votare un solo progetto
Fase 4: assegnazione fondi
Ai progetti più votati verrà assegnato il contributo.
Maggiori informazioni sono reperibili nel regolamento!
Dalla passione alle opere di volontariato. Questo è il Podcast Intraprendenti!
Può una passione diventare motore per il Bene? Il Terzo episodio del Podcast “Intraprendenti. Storie di chi, nel Terzo Settore, genera futuro” racconta di un prete, la sua passione motociclistica e opere di volontariato in Italia e nel mondo.
Le infinite vie del volontariato. Nel terzo episodio del podcast “INTRAPRENDENTI. Storie di chi, nel Terzo Settore genera futuro” Don Silvio Pasquali e l’avvocato Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico sul Terzo Settore di Cattolica (Gruppo Generali), ci parlano del mondo del volontariato in Italia e di come da una passione possa nascere uno strumento per fare del Bene.
La storia di Don Silvio
C’è un vecchio detto che dice “l’abito non fa il monaco”: cosa pensereste di un prete con la tuta da motociclista? Lui è Don Silvio Pasquali che ha fatto della sua passione per le due ruote uno strumento di bene. Con gli amici motociclisti ha fondato “Raid for Aid. Viaggiare per bene”, un’associazione che promuove progetti di pace e solidarietà in tutto il mondo e motoraduni per raccogliere fondi.
Il segreto è guardare dentro di sé e cercare quanto di buono possiamo condividere per realizzare opere di bene. E così anche una passione può diventare una forma di volontariato.
Il volontariato in Italia
Le organizzazioni di volontariato, ci ricorda Antonio Fici, membro del Comitato Scientifico di Cattolica Assicurazioni, sono una particolare tipologia di ente del terzo settore normate dalla Legge 266 del 1991, ciò che le caratterizza è la gratuità, degli organi che gestiscono l’ente, dei volontari impegnati nelle attività e delle prestazioni erogate, che non possono essere remunerate da chi ne usufruisce in misura superiore alle spese necessarie per realizzarle.
L’Istat stima che siano circa 5 milioni e mezzo i volontari impegnati in Italia. Le motivazioni che li spingono ad attivarsi sono molteplici e spesso legate ad un sentire strettamente personale: c’è chi ne ricava un vero e proprio benessere psicofisico, oggetto di studio degli economisti comportamentali, in altri casi, quali l’esperienza del Servizio Civile, oltre alla soddisfazione di prestare la propria attività per il bene della comunità, i giovani hanno la possibilità di essere inseriti in un contesto lavorativo e acquisire competenze e relazioni utili per svolgere in futuro attività nel Terzo Settore.
Vuoi ascoltare altri episodi del Podcast? Parti dalla puntata dedicata ad Arianna e a come il Terzo Settore permetta di trovare il proprio posto nel mondo!


