La rete insieme per creare opportunità

“La Rete” insieme alla Comunità per creare opportunità

La cooperativa si sviluppa alla fine degli anni ’80 a Trento per migliorare il benessere e la qualità di vita di persone disabili e delle loro famiglie. Da allora promuove la cultura dell’inclusione sociale fatta di informazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della Comunità per creare una società accogliente per tutti.

Negli anni ’80 avere un figlio con disabilità in trentino non era facile, nonostante l'esistenza di alcune attività sul territorio. I servizi erano pochi, i percorsi di inclusione scolastica molto faticosi e pensare di crescere nella “normalità” un bambino disabile sembrava un’utopia. “Sin dalle origini abbiamo cercato di sviluppare occasioni perché le persone disabili hanno bisogno, come tutti, di trovare opportunità di crescita” racconta Mauro Tommasini Direttore di La Rete. “Allora sembravamo dei pionieri perché erano poche le occasioni di normalità, ma il tempo ha dimostrato che agire in prossimità fa la differenza”.

Storia di La Rete

La cooperativa prende forma nel 1988 grazie ad un gruppo di soci legati dall’amicizia e da valori comuni e prende il nome di Rete per esprimere il primo obiettivo dell’ente: mettere in connessione famiglie con figli disabili e cittadini in un rapporto di auto sostegno. La disabilità supera i confini delle mura domestiche attraverso una rete di volontari e di operatori che attivano le prime relazione tra cittadini. “Siamo una sorta di agenzia delle relazioni” testimonia Mauro per evidenziare quanto essere insieme alla vulnerabilità consenta di comprendere e di realizzare attività sempre nuove che abilitano le persone, alleggeriscono dalle fatiche, creano processi inclusivi e un nuovo ruolo sociale.

L'obiettivo della cooperativa

L’obiettivo de La Rete negli anni non è cambiato: “Accompagnare le persone con disabilità nel loro progetto di vita sostenendo le famiglia all’interno di un contesto sociale” dichiara Mauro. Per farlo la cooperativa ha sviluppato molteplici servizi consapevole che prendersi carico, creare fiducia e garantire qualità del servizio siano elementi indispensabili per fare bene il Bene. Insieme a più di 260 volontari e 30 operatori, La Rete ha lavorato con più di 300 persone disabili in questi anni cercando di favorirne le potenzialità e le autonomie.

I servizi della cooperativa

“Abbiamo scelto di non chiuderci ma di aprirci alla città. Lavoriamo in rete con 32 realtà esterne perché stando nel territorio cambiano le persone e le loro percezioni. Un esempio? Lavorando nelle scuole, i ragazzi diventano volontari!”. I servizi proposti da La Rete riguardano Persone, Famiglie e Comunità nascono e si sviluppano grazie a coprogettazione con i destinatari delle attività. Se da un lato sollevano le famiglie e stimolano la società, dall’altro favoriscono momenti di apprendimento, relazione e crescita di giovani adulti disabili per abilitarne le autonomie personali e residenziali. I servizi diurni vanno dall’agricoltura sociale alle attività sportive, dalla coltivazione e lavorazione di erbe alle attività artistiche, dall’apprendimento ai momenti ricreativi del tempo libero.

Una rete in evoluzione

Accoglienza, professionalità, creatività. La Rete è una realtà in costante evoluzione che lavora in sinergia con il Comune di Trento e che dal 2005 ha attivato forme di autofinanziamento per rendere sostenibili le attività. Come la creazione di La bolletta del cuore un progetto realizzato in collaborazione con Dolomiti Energia che destina una percentuale di ogni bolletta sottoscritta a un fondo sociale volto a finanziare soluzioni abitative per persone con disabilità! “Al futuro? Certo che ci pensiamo! Ci piacerebbe lavorare in partnership con qualche impresa per favorire così lo sviluppo della loro CSR e garantire nuove opportunità!”.

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Nicholas, 27 anni e la voglia di cambiare il mondo un passo alla volta

Nicholas, 27 anni e la voglia di cambiare il mondo. Un passo alla volta.

La rubrica #GiovaniSperanze si arricchisce con la storia di Nicholas Moser, 27enne trentino che ha raccolto la sfida lanciata da un amico: cambiare in meglio il mondo!

Ho scelto di fare un liceo linguistico. Mi piaceva l’idea di poter esplorare mondi e conoscere lingue straniere. Credevo che così avrei pensato in modo differente. Ma piano piano mi sono accorto che non erano le lingue ad affascinarmi. Sono le persone.

Si, sono curioso. Ma sono anche uno che ha bisogno di mettere insieme sapere e fare. Quando mi sono laureato in Scienze Economiche e Sociali a Bolzano, mi sono chiesto “E adesso? Cosa me ne faccio di quello che so?”. Ho preso un aereo e sono volato via per fare esperienze.

Ho lavorato in Apple. Mi sono spinto fuori dalla mia zona di comfort e proprio in Irlanda ho aperto gli occhi.  Volevo che le mie otto, dieci ore lavorative valessero qualcosa per gli altri. Si, l’ho pensato. Ci ho creduto. Poi sono tornato al lavoro.

Pensa che quando studiavo, mi è capitato di leggere un articolo che raccontava come il calcio fosse uno strumento di sviluppo nei paesi poveri. Lì per lì ho pensato: è questo che voglio fare nella vita! No, non il calciatore. L’ho chiamato sviluppatore di imprese sociali. Ma come farlo? Non esiste un mestiere con questo nome!

Mentre sistemavo computer e account mi sono lanciato in un’esperienza di Sport e global education. Un po’ come in quell’articolo. Ho sempre creduto nello sport, in quel campo neutrale che permette a persone di generi, vissuti e nazionalità diverse di incontrarsi. Un mezzo per creare uguaglianza.

Dentro di me la fiamma di fare qualcosa di più si è accesa. Io volevo usare le mie competenze per scopi sociali. Così sono tornato in Italia, mi sono iscritto ad un Master e da lì ho conosciuto Progetto 92.

Mi hanno chiesto di sviluppare la parte commerciale di Beelieve un progetto di startup nata per favorire la formazione e l’occupazione di NEET, creando prodotti ad alto impatto ambientale. Mi hanno detto “Pensa al business plan sostenibile, alla programmazione delle attività, a stringere partnership con negozi, fornitori, a creare un giro di clienti…”. Una sfida. Ma io sono uno sportivo e non mi tiro indietro.

Lo ammetto, ci sono stati attimi in cui avevo paura di non farcela. Ma qui, quel sentimento di giustizia sociale che sento forte dentro di me, prende forma e mi spinge a far funzionare tutto. Quando vedo che i ragazzi comprendono il loro valore grazie ai prodotti che hanno creato, capisco che il tempo ha sostanza.

Questo è un posto dove non mi sento solo. Siamo insieme.

Insieme crediamo ai progetti. Insieme sviluppiamo opportunità e insieme vediamo persone rinascere. Qui il tempo vale.

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