San Giuseppe: patrono dei papà e dei lavoratori

Il 19 marzo è il giorno dedicato a San Giuseppe, sposo di Maria e padre di Gesù. Dal culto di questo santo nasce la Festa del Papà, che ancora oggi celebriamo.

 Ma San Giuseppe è anche patrono dei lavoratori e per questo festeggiato il 1° maggio.

In questo articolo scopriamo come si è diffusa la venerazione e rappresentazione di questo santo, che ancora oggi ispira opere di Bene.

Il culto di San Giuseppe

La venerazione di San Giuseppe è molto antica ed ha probabilmente origine in Oriente nell’Alto Medio Evo. Nel Trecento si è diffusa anche in Occidente, grazie all’opera degli ordini mendicanti, in particolare dei francescani e in seguito, nel Cinquecento, dei Gesuiti.

La festività di san Giuseppe fu inserita nel calendario romano già nel 1479 da papa Sisto IV. Nel 1871 poi la Chiesa cattolica proclamò San Giuseppe “protettore dei padri di famiglia e patrono della Chiesa Universale”. Con l’inizio del XIX secolo, l’usanza di celebrare la Festa del Papà cominciò a diffondersi in tutto il mondo, anche fuori dai paesi cattolici, ma in date differenti.

Iconografia e iconologia

Le rappresentazioni di San Giuseppe sono spesso legate a temi del racconto biblico. Viene ritratto in episodi dell’Infanzia di Gesù (Fuga in Egitto, Natività, Presentazione di Gesù al Tempo) e della vita della Vergine (Sposalizio della Vergine, Visitazione), quale componente della Sacra Famiglia.

Giotto, Sposalizio della Vergine, Cappella degli Scrovegni, Padova, 1304-1305.

Viene raffigurato come un uomo anziano, per sottolineare la sua estraneità al concepimento di Cristo, opera dello Spirito Santo. I suoi attributi più tipici sono il giglio, che rappresenta la castità, gli attrezzi da falegname, in riferimento alla sua occupazione e la verga fiorita, che richiama l’episodio dello sposalizio della Vergine narrato anche nella Leggenda Aurea[1].

San Giuseppe e l'angelo, Battistero di San Giovanni, Firenze, XIII secolo.

Una delle rare rappresentazioni autonome del Santo è il sogno di Giuseppe, che si riferisce a due distinti episodi. Uno è narrato nel Libro apocrifo di Giacomo e racconta che l’arcangelo Gabriele in sogno gli spiegò la situazione in merito la concezione di Maria. In un’altra apparizione, descritta nel Vangelo di Matteo (2,13), l’angelo gli ordina di fuggire in Egitto, perché Erode vuole uccidere Gesù.

Dal Rinascimento in poi San Giuseppe viene rappresentato anche nell’atteggiamento del filosofo, con un libro in mano, in quanto uomo giusto che attinge la sua saggezza dalla volontà di Dio, espressa nelle Sacre Scritture.

L’iconografia del Santo subisce alcune importanti trasformazioni nel Cinquecento, all’epoca della Controriforma. A quel tempo il ruolo del padre fu profondamente rivalutato. San Giuseppe acquistò molto popolarità, incarnando gli ideali e il ruolo del padre cristiano: umile, giusto e lavoratore. Divenne centrale il tema famigliare. Le Sacre Famiglie del tempo liberarono la scena dai personaggi secondari per concentrarsi unicamente sugli attori principali, Maria, Giuseppe e il Bambino. A quest’epoca inoltre risalgono le prime rappresentazioni di San Giuseppe, con una fisionomia più giovanile, ritratto in scene di vita familiare non strettamente legate al racconto biblico.

Rare sono le raffigurazioni della morte di Giuseppe, che secondo una biografica apocrifa morì all’età di 111 anni, o la sua incoronazione, soggetto diffusosi nella seconda metà del XVI secolo nelle chiese dei gesuiti.

San Giuseppe patrono dei lavoratori

Meno conosciuto è il ruolo di San Giuseppe come patrono di falegnami, ebanisti, carpentieri, senzatetto e persino dei Monti di Pietà. Nel 1955 Pio XII volle ricordarlo come patrono di artigiani e operai e festeggiarlo nel giorno del 1° maggio, Festa dei Lavoratori.

Ricordare San Giuseppe in questa occasione significò per la Chiesa riconoscere “la dignità del lavoro umano come dovere dell’uomo e prolungamento dell’opera del Creatore”[2].

Terzo Settore: l'associazione San Giuseppe Imprenditore

Proprio al San Giuseppe patrono dei lavoratori si richiama l’associazione “San Giuseppe Imprenditore”.

Ad Asti un gruppo di ex imprenditori e professionisti ha dato vita ad un’associazione che aiuta industriali, artigiani, commercianti e lavoratori autonomi in grave difficoltà. Nel proprio nome richiama San Giuseppe, come modello virtuoso di riferimento. Il falegname che nel suo piccolo fu imprenditore e coinvolse anche il figlio nella sua attività. Una figura che diede dignità al lavoro, che ne richiama il valore cristiano di servizio alla comunità e contributo al Bene comune.

L’Associazione fornisce supporto tecnico-legale e consigli a persone che stanno attraversando una situazione di crisi economica e aziendale. Aiuta a trovare soluzioni e opportunità di ripresa. Sostiene buone pratiche nel lavoro, guidate dall’insegnamento evangelico, che promuovano un’economia sostenibile e a misura d’uomo.

 

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[1] Si narra infatti che il sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme, ispirato da Dio, disse ai pretendenti di portare un ramo secco e deporlo sull’altare. Lo sposo prescelto sarebbe stato quello la cui verga fosse fiorita. Il miracolo avvenne e indicò in Giuseppe il promesso sposo della Vergine. La verga fiorita del Santo è in alcuni dipinti sormontata da una colomba, secondo quanto narrato nel Libro di Giacomo, uno scritto apocrifo. Così, ad esempio, nella cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto. Qui Giuseppe, come da tradizione del Medioevo, sta per ricevere un colpo sulla schiena dal padrino della sposa, per saggiare la sua virilità (Chiara Frugoni, La voce delle Immagini, Einaudi, 2010, p. 132).

[2]https://www.famigliacristiana.it/articolo/san-giuseppe-il-falegname-simbolo-della-dignita-del-lavoro.aspx#:~:text=01%2F05%2F2023%20%C3%88%20il,giorno%20della%20festa%20dei%20lavoratori



i giovani e il lavoro tra paure e speranze

I giovani tra paura e speranza

Nella società odierna sono sparite le certezze. Il futuro rimane una grande incognita e le ambivalenze legate alla realizzazione personale e al mondo del lavoro spalancano le porte a sentimenti negativi. In mezzo a queste nebulose un’iniziativa vuole aprire un varco di speranza concreta.

“I giovani e il lavoro tra paura e speranza” è il titolo dell’incontro rivolto ai giovani tra i 16 e i 23 anni che si terrà il 29 aprile a Torino. L’iniziativa prende spunto dalla lettera apostolica Patris Corde nella quale Papa Francesco dedica l’anno 2021 a San Giuseppe, artigiano e lavoratore che umanamente ha affrontato le emozioni dei giorni nostri: la paura per il Male che lo perseguitava e la speranza nel Bene che lo sosteneva.

L’educazione al senso del lavoro e la vocazione al fare impresa per il bene comune sono le sfide a cui anche i giovani oggi sono chiamati per costruire il loro futuro e la società che verrà.

I giovani e il lavoro tra paura e speranza

“Stiamo riscontrando situazioni sempre più al limite. I giovani vivono dentro ad un isolamento profondo e pericoloso. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà. Incertezza, depressione, scoraggiamento sono alcuni dei sentimenti che segnano i ragazzi e che spengono l’attivazione personale” riferisce don Danilo Magni organizzatore.

Se da un lato la mancanza di prospettiva e vitalità sta alimentando lo sconforto dei più giovani, dall’altro non mancano testimonianze di giovani che in questo periodo pandemico hanno attivato energie positive prendendosi cura degli altri. Il 29 aprile rappresenta un’opportunità di incontro perché non sarà solo un evento. “Crediamo che sia giunto il momento per suscitare un movimento nei giovani, per stimolarli e costruire il loro orizzonte”.

Dalle ore 10.30 l’appuntamento sarà trasmesso in diretta streaming porterà alla luce la voce simbolica dei giovani italiani e di professionisti che si occupano di economia, giovani e futuro tra cui il direttore nazionale della Pastorale sociale e del lavoro della CEI don Bruno Bignami, il sociologo Mauro Magatti dell’Università Cattolica di Milano e la psicologa Enza Famulare della cooperativa sociale Il Nuovo Volo, oltre che esponenti di Confcooperative, Cgil – Cisl – Uil, Giovani Ucid e Fondazione Cattolica Assicurazioni. In un mondo che sta cambiando le opportunità si devono creare.

Il concorso

Per questo nasce Domani è un’altra impresa il concorso che premia la visione dei ragazzi nati tra il 1998 e il 2004 con borse di studio. “Tra paura e speranza, nel tempo del coronavirus, nell’ibridazione tra educazione, formazione, orientamento, lavoro ed imprenditorialità, quali gli orizzonti di futuro possibili?”. Al quesito possono rispondere singoli ragazzi o piccoli gruppi di lavoro, inviando opere in forma scritta o creativa. Gli elaborati devono essere presentati entro le ore 12 di domenica 11 aprile inviando una email all’indirizzo segreteriaotm@murialdopiemonte.it. Una giuria selezionerà gli elaborati vincitori che aranno premiati durante l’incontro del 29 aprile.

Gli organizzatori

L’iniziativa "I giovani e il lavoro tra paura e speranza" è promossa dalla Congregazione degli Oblati di San Giuseppe, dai Giuseppini del Murialdo e dalle Suore di San Giuseppe con l’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte e l’Associazione San Giuseppe Imprenditore. Grazie al contributo di Banco Credito Cooperativo, Ideo e Fondazione Cattolica Assicurazioni.

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