Michela, 31 anni e un desiderio: "Magari il mio lavoro non servisse più!"
#Giovanisperanze la rubrica dedicata a ragazzi che hanno scelto di intraprendere un percorso professionale in ambito non-profit per innovare con idee e competenze e crescere come persone.
La verità è che quando vedo qualcosa che non va mi chiedo “Cosa posso fare io?”
Perchè mi piace fare qualcosa di utile, cambiare gli spazi, vedere che le persone stanno bene.
Sono nata con la passione per la creatività. Mi piace avere la testa in movimento, comprendere e inventare soluzioni. Ho scelto architettura per questo: volevo lavorare a progetti, favorire l’inclusione e la partecipazione di comunità. Ma non è andata come mi aspettavo.
“Questo è un corso di architettura, non di sociologia” mi hanno detto. Ci sono rimasta. Ma non ho mollato. Quando hai un padre che subisce un incidente e dall’oggi al domani la sua vita si muove su una sedia a rotelle, diventi più attento alla funzionalità che all’estetica.
Maturi una sensibilità per le cose piccole che però creano grandi cambiamenti.
Così ho cambiato Stato e poi città, ho preso la seconda laurea e sono finita a fare un tirocinio nell’Ufficio Urbanistica vicino a casa. Mentre immaginavo soluzioni per le vicissitudini di un quartiere, è un uscito il progetto che mi ha cambiato la vita. “Candidati!” mi ha detto l’assessore per cui lavoravo.
L’ho fatto e mi hanno presa! Ho iniziato a lavorare in Bplano come coordinatrice junior di un progetto territoriale comprendente 46 comuni, 17 partner tra imprese, cooperative e associazionismo. Il mio obiettivo? Avvicinare i giovani al mondo del lavoro. Sono stati 3 anni intensi: ho iniziato a comprendere che il lavoro è fatto di linguaggi, di valori, di persone e di mondi separati. Tu sei profit, tu non profit.
Ma siamo sicuri che questa narrazione sia utile? Oggi sono una progettista sociale e mi occupo di innovazione. Trasformo idee in rami produttivi, eppure, i miei nonni credono che faccia l’assistente sociale! Come chi pensa che “educatore” significhi “giocare con i bambini”! Siamo sicuri che la dicotomia profit-non profit funzioni?
Per me è diventata una sfida e quando mi hanno proposto di fermarmi ho detto di si. Sì, perché penso che si possa cambiare registro e voglio farlo! Sì, perché qui le persone si fidano, ti rendono parte delle loro insicurezze e delle loro gioie. Qui il lavoro è vita e io posso dare il mio contributo per cambiare le cose.
Progetto, metto a terra, colmo mancanze, cerco risorse e gestisco gli imprevisti. Lo ammetto a volte è faticoso ma vedere persone disabili, giovani, migranti lavorare in questi 200mq nei laboratori di saponette, sartoria, riparazioni e sapere che vivono in autonomia, prendono la patente, trovano un compagno, ripaga sempre.
Sai alla fine cosa spero? Che il mio lavoro non serva più! Immagina che bello se la società assorbisse davvero i valori di inclusione, accettazione del limite altrui e il rispetto. Se tutti facessimo parte di un unico Settore che dà vita e crea lavoro…si dovrei inventarmi un nuovo mestiere, ma ne sarei felice!
Michela Estrafallaces
31 anni – Bplano Varese
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Il potere educativo della lettura per aiutare i bambini a diventare adulti consapevoli
Una piccola associazione di Grottammare ha deciso di intervenire per fronteggiare il virus dell’analfabetismo funzionale che, secondo i dati delle ricerche Ocse-Piaac, colpisce il 70% della popolazione italiana di cui il 24% compreso tra i 16 e i 34 anni.
È iniziato tutto durante il doposcuola che l’associazione City Jump gestisce dal 2014. È Domenico Piergallini, presidente della realtà, ad accorgersi che il metodo scolastico della lettura ad alta voce aiuta i bambini ad apprendere la lingua ma non sempre permette loro di avere consapevolezza.
Succede con un bambino, due bambini, tre bambini…la lettura è perfetta ma il suono è vuoto e alla domanda Cosa hai capito di quello che hai letto? il silenzio diventa la risposta.
Già nel 1986 l’Unesco poneva attenzione alle conseguenze di una società che perde la capacità di comprensione e valutazione delle informazioni. Un po’ come perdere la bussola che orienta nella vita e che aumenta la vulnerabilità sociale. Di fronte ad una realtà sempre più complessa, sono in costante aumento le persone che risultano avere fragili strumenti di interazione utili a decifrare con consapevolezza il contesto. Una forma sottile di barriera all’inclusione, che mette ai margini gli adulti incapaci di entrare in relazione con un mondo che esclude chi non ha gli strumenti alfabetici adatti.
“Nel 2017 abbiamo condotto una ricerca con i bambini del doposcuola. È emerso che per quasi la totalità di loro la lettura è noiosa e pesante” afferma Domenico. “Un dato che preoccupa se consideriamo che oggi la tecnologia e il digitale consentono di fruire in modo giocoso ma passivo delle informazioni” continua Giuditta Soave pedagogista impegnata nel progetto. “Per questo ci siamo chiesti: come è possibile aiutare i bambini a leggere affinchè la lettura diventi uno strumento educativo di crescita?”. Se è vero che l’uomo non è nato per leggere, è vero però che l’uomo è nato per comunicare. “Dal racconto, dalla relazione, dallo stare con l’altro abbiamo deciso di avviare un nuovo processo metodologico di lettura” afferma Domenico.

“Abbiamo scelto di entrare nel mondo quotidiano dei bambini che è fatto di libri scolastici, di problemi, diari scritti, verifiche, aspettative dei genitori e degli insegnanti che creano in loro piccoli e grandi ansie. All’interno di questa foresta abbiamo messo in atto un processo educativo fatto di attenzione, accoglienza, condivisione attraverso la lettura che parte dalle loro cose: dal leggere i compiti per il giorno dopo al problema di matematica” racconta Giuditta.
Un metodo in fase di sperimentazione che l’associazione sta provando con i 20 bambini che ogni anno si iscrivono al doposcuola e che hanno iniziato ad avviare prima del Covid-19 anche con alcune scuole primarie della zona. “Lavorare all’alba dell’alfabetizzazione permette ai bambini di fare esperienza di suoni, colori, immagini che evocano le parole” dichiara Domenico. Le neuroscienze hanno riconosciuto il potere della lettura: leggere attiva e nutre il sistema sottocorticale e attiva le cellule grid che aiutano l’uomo a modificare comportamenti e a capire quale posto occupa nell’ambiente. Si … Ma quale lettura?

“Lasciare in mano ad un bambino questo dono aspettandosi che da solo impari a riconoscere il potere della lettura è impensabile soprattutto quando, per i bambini, leggere diventa un compito privo di piacere” ammette Domenico, per questo l’associazione ha ideato la figura dell’ Educatore alla Lettura ed ha organizzato un primo corso formativo per 5 persone volto a fornire competenze utili affinchè gli adulti riescano a far esperienza dell’ascolto aiutando i bambini ad ascoltarsi nella lettura per stare così sul senso di ciò che stanno leggendo.
“In questi anni abbiamo registrato cambiamenti incredibili grazie al nostro metodo "Leggere5vava" racconta Giuditta. I primi dati raccolti dalle ricerche condotte dimostrano che i principali cambiamenti avvenuti nei bambini sono:
- migliore consapevolezza di sè
- maggiore responsabilità
- aumento dell'autostima e delle autonomie.
I genitori, anche quelli inizialmente meno fiduciosi, hanno riscontrato cambiamenti non solo nella lettura stessa, bensì nei comportamenti e nelle relazioni con i figli”. La Mission di CityJump è: recuperare il potere educante della lettura, riposizionandola al centro del processo educativo, e non solo didattico.
City Jump sta promuovendo un cambiamento culturale che coinvolge bambini, genitori, sistema scolastico e società e che necessita di un periodo di ricerca adeguato per verificare l’efficacia e la migliorabilità del processo. Nemmeno le chiusure della pandemia, con le fatiche ed i rallentamenti ad esse connesse, hanno frenato l’animo innovativo dei 6 collaboratori e delle 6 figure impegnate nell’attività didattica e di progetto perchè “Quando i ragazzi ci dicono adesso che so leggere so che ce la posso fare abbiamo la certezza che stiamo seminando, con una vision, in cui tutti partecipiamo attivamente al progresso di una società equa e democratica” conclude Domenico.
Vuoi saperne di più di apprendimento scolastico? Anche la cooperativa Tice ha un metodo innovativo!

