Come agire il ricambio generazionale in 5 punti essenziali

Il ricambio generazionale è un tema delicato che sta a cuore delle persone impegnate da anni all’interno delle organizzazioni sociali. Fondazione Cattolica, insieme a Luca Tagliapietra commerciale presso la cooperativa Sociale Il Ponte di Vicenza, libero professionista e Ceo di PoloBio, ha avviato un ciclo di appuntamenti intitolati “Dopo di me”, per capire come affrontare il cambiamento. A Luca abbiamo chiesto di riassumerci la sua visione del ricambio generazionale. Di seguito vi lasciamo il suo estratto.

Cari amici e colleghi impegnati in tante realtà a servizio delle persone più fragili. Il ricambio generazionale mi coinvolge e ci coinvolge, perché il “lasciar andare” quanto creato nelle nostre fatiche non è difficile né complicato: si tratta di decidere di “lasciar andare”. Mi spiego in 5 punti, facendo tesoro della mia piccola esperienza che, tengo a sottolineare, mi è stata trasmessa da chi ha fatto con me la stessa cosa:

In questi anni ho affinato una scoperta: la scoperta del condividere. La traduco con il continuo “mettere a conoscenza” i colleghi di quanto so, penso, vorrei decidere, vorrei fare. La bellezza è sapere di farlo senza aspettarsi che l’altro accetti e condivida appieno quanto ho in testa, ma lasciando che il mio proposito possa essere messo in discussione e al limite uscire dalla riunione con la scelta anche contraria a quanto avevo in mente. La conoscenza che ho cercato di portare è comunque servita a mettere in discussione, a far ragionare e non dare per scontato. La scelta finale è una scelta di “gruppo”, non personale. Spesso i giovani non hanno la visione di insieme che possiamo avere noi più avanti con gli anni, ma le loro intuizioni rimangono valide: serve il lavoro comune per mettere insieme intuizione e continuità di opera.

La capacità di leggere cosa il futuro ci porta e dove possiamo orientare il futuro delle realtà che seguiamo, non è mai facile. E, diciamocelo, non è da tutti. Ma chi inizia una start up a 20-30 anni, scommette su un sogno. Ecco, questo è un piccolo segreto: non smettiamo mai di sognare, di prendere il sogno che abbiamo nel cuore, condividerlo, armarci di coraggio e insieme provare a realizzarlo. E’ un guardare avanti non con la spregiudicatezza di un bambino che forse non conosce tutti i pericoli: è la capacità di sintesi tra la realtà attuale e dove sogniamo di andare, con i piedi per terra di chi ha già vissuto tanto, ma che riesce a dare spazio al nuovo che entra. Questo nuovo, questa innovazione, spesso sono i giovani che la portano. Sono loro che sono staccati da piccoli/grandi scheletri che fanno il vissuto e cercano nuove vie.
Certamente i giovani non possono essere lasciati soli: occorre una continua formazione, perché Valori e aspetti Tecnici siano assimilati piano piano, ma serve sempre qualcuno che li proponga.

Far spazio ai giovani. Riesco a gestire diverse realtà (oltre alla mia azienda, sono commerciale estero per diverse attività) perché mi è stata trasmessa la capacità di delegare. Delegare non significa far fare una cosa e poi andarla a controllare, nemmeno stare col fiato sul collo alla persona cui deleghiamo. Significa fidarsi: essere disponibili sì e sempre al confronto, ma lasciar fare. Senz’altro non sarà mai fatto come noi ci aspettiamo … ma non è detto che sia peggiore: è solo diverso da come noi siamo soliti fare. I giovani hanno bisogno di questo nostro coraggio, e noi abbiamo bisogno del coraggio dei giovani: se mettiamo assieme queste due anime, ne esce il Bingo!

Trasmettere conoscenze ed innovare è un processo che dura tutta la vita. Nessuno nasce imparato, si dice. Ed è vero. Quando mi trovo in una situazione dove percepisco che non riesco più ad imparare, a crescere nelle mie conoscenze, non passa molto tempo che comincio a “rompere gli schemi”, perché ho sete di conoscere, di sapere, di imparare. Certamente rimango sempre preso dal tram tram quotidiano, per carità. Ma l’anelito porta sempre a scoprire cose nuove. La bellezza di saper includere passa proprio dal non sentirsi mai soddisfatti di ciò che ho e so, ma nello stesso tempo esser grati alla Vita per quanto finora imparato.

Nonostante sia molto più impegnato nel sociale, ho una società di business. Sapete il mantra della società? “Meglio perdere un business che perdere una relazione con un cliente o un fornitore”. Perché il business ritorna, la relazione una volta persa è persa. Più difficile che ritorni, perché il vortice della vita tante volte allontana, non avvicina.
Relazione è, per esempio, saper coniugare le conoscenze che ho con la capacità di trasmetterle. Relazione è la capacità di far spazio a chi ne sa più di me, con umiltà, e crescere con lui. Relazione è non smettere mai di portare avanti il mio sogno ma condividendolo con gli altri. Relazione è capacità di amare, e capacità di lasciarsi amare, e ancor più amare come ciascuno di noi ama se stesso. La relazione parte dall’accettarsi, dal condividersi, dal riconoscersi, dal volersi bene. Per come siamo, per ciò che siamo. Questo permette di amare l’altro. Accettarlo, accoglierlo, abbracciarlo.